N° 9 | Luglio 2007

 

Suoni d’Africa... di Catharina Beretta

 

Secondo noi, vivere la vera africa significa scoprirla in tutti i suoi aspetti: lasciarsi incantare dalla bellezza della natura più selvaggia, farsi avvolgere dai profumi che invadono l’aria, ascoltare il vociare della gente che si incontra per strada, curiosare tra le bancarelle gremite dei mercati, farsi tentare da sapori nuovi, leggere storie di antiche vicende africane, leggende e fiabe, lasciarsi trasportare dalle melodie, dai canti e suoni che provengono dai villaggi.

Durante ogni nostro viaggio in Africa abbiamo vissuto un’esperienza nuova che ci ha insegnato qualcosa in più di questa meravigliosa terra, e al ritorno abbiamo portato con noi un ricordo e un’emozione indimenticabile.

 

La domenica, nonostante sia un giorno festivo, alle 6 di mattina la gente è già in fermento, i boda-boda (a Malindi si chiamano così: sono una sorta di “taxi economici”, biciclette dotate di un comodo cuscino sul portapacchi e guidate da un abile “taxista”) sfrecciano per le strade polverose trasportando donne, uomini e anche bambini, tutti vestiti e pettinati a festa che si recano alla chiesa del villaggio. Se si ascolta con attenzione ci si accorge che in lontananza il silenzio del mattino è animato da canti e musiche ritmiche. La messa è iniziata: l’atmosfera è di festa, si canta, si battono le mani, il corpo segue il ritmo in maniera del tutto spontanea e naturale. Ci si sente parte di una forza che ha del magico, la sensazione é di gioia e voglia di condividere.

La Religione Tradizionale Africana non ha testi scritti, e l’unico modo che sin dall’antichità permetteva di trasmettere la fede del popolo e l’etica della società era tramite la tradizione orale, attraverso rituali e simboli. La musica come forma di comunicazione realizzava questa trasmissione nella maniera più efficace e facile da assimilare; è nelle varie occasioni, come la nascita di un bambino, l’iniziazione, le feste maggiori, nel santuario, al funerale, ecc., in cui è suonata, che la musica rivela in maniera predominante la sua natura religiosa. Non è sorprendente che la vera origine della musica Gospel si può rintracciare in Africa. I testi della musica possono provenire da vari luoghi, ma la forma è africana ed é l’interpretazione spirituale africana dell’espressione biblica "ogni cosa che vive e respira lodi il nome del Signore".

Non solo, ma se ci pensiamo, paese dopo paese, il punto di partenza dei missionari europei nel preparare le persone all’evangelizzazione è stato tradurre le canzoni cristiane e incoraggiare il canto collettivo perchè la musica era, ed è ancora, un importante veicolo per raggiungere la profondità spirituale delle persone.

Attraverso la musica e la danza gli africani esprimono il loro mondo interiore. E’ davvero uno spettacolo emozionante e coinvolgente assistere ad allegre feste o celebrazioni religiose durante le quali grandi e piccoli si lasciano travolgere da balli e canti, e a volte vestiti con abbigliamenti tradizionali, si muovono al ritmo dei tamburi o al suono di flauti.

 

In Africa le forme d’espressione musicale sono essenzialmente il canto, il suono di strumenti musicali e la danza.

Il canto non è riservato per così dire ai pochi “cantanti professionisti”, ma appartiene a tutta la comunità, perché secondo la tradizione africana non esiste qualcuno che non sappia cantare. Il canto nasce direttamente dal cuore, non è una questione d’intonazione e di qualità della voce.

 

Poi ci sono gli strumenti musicali, che non hanno solamente un ruolo di accompagnamento, ma costituiscono una gran parte della musica, addirittura tanto quanto la voce. Gli strumenti melodici ad esempio, sono spesso accordati per riprodurre il linguaggio parlato e il messaggio che trasmettono è forte come quello del cantante. Le tecniche costruttive utilizzate per realizzarli, sono frutto indubbio di grande abilità artigianale e in alcune tribù le famiglie si tramandano da secoli i metodi di lavorazione di materie prime come lamelle, conchiglie, argilla, fibre, metalli, pelli, tappi di bottiglia, zucche essiccate, gusci di tartaruga, attraverso cui realizzare gli strumenti.

Poiché l’Africa è un continente davvero immenso di risorse e culture musicali, la ricchezza di strumenti è impossibile da definire; tra l’altro in alcune regioni (vedi Corno d’africa, Etiopia, Niger, ecc.) oltre agli strumenti dell'Africa Nera occorre tener presente quelli di derivazione e di appartenenza araba (vedi liuto, flauto e sonagli).

 

Altrettanto importanti della cultura musicale africana sono le danze popolari tradizionali, i cui movimenti sinuosi e ritmici, incantano e affascinano. La danza è momento importante di socializzazione che non significa solo divertimento e voglia di muoversi, ma accompagna la vita quotidiana, in ogni suo momento, felice o triste che sia. Oltre agli energici movimenti vi sono anche dolci movimenti ondulatori che partono dal bacino e si propagano lungo la colonna vertebrale fino alla nuca, nelle braccia e nelle mani. Le danzatrici e i danzatori diventano coscienti dei propri blocchi e delle proprie tensioni, rendono il loro corpo più elastico e possono riequilibrarlo.

La danza africana si balla a piedi nudi. Le piante dei piedi tastano il suolo e lo battono in un contatto immediato, ma non lo colpiscono, lo accarezzano. Imparare la danza africana è davvero un lavoro intenso che richiede perseveranza e concentrazione e la capacità di resistere alla fatica.

 

L’ espressione fisica dei cantanti, il ritmo della loro musica, il tema, e l’effetto successivo, tutto conferma che, nella musica, gli africani esprimono ciò che credono, ciò che confessano e ciò che sperano - un’unione con gli antenati nella terra degli spiriti.

 

 

Il "Calao"