N° 8 | Maggio 2007

 

Gli animali nella mitologia... di Catharina Beretta

 

Sin dall’inizio dei tempi, l’uomo ha vissuto a stretto contatto con gli animali: come cacciatore e come allevatore prima, poi utilizzandone le qualità e le caratteristiche di quelli più addomesticabili, come valido aiuto nel lavoro.

Attorno al mondo degli animali e al loro rapporto con l’uomo, sono stati inventati e tramandati innumerevoli miti e leggende.

In particolare nella mitologia africana, gran parte delle specie animali, dal fiero leopardo al piccolo ragno, ricoprono un ruolo importante nei racconti: rappresentano, infatti, il mistero e la forza della natura. Hanno inoltre un duplice valore, posso cioè essere d’aiuto all’uomo o al contrario di ostacolo: se da un lato ne garantiscono la principale fonte di sostentamento e di aiuto dall’altro possono rivelarsi estremamente pericolosi e aggressivi.

Nella maggior parte dei racconti mitologici le persone possono parlare con gli animali, combattere contro di loro, diventarne amici, talvolta anche sposarli.

In alcune zone dell’Africa occidentale si crede, ad esempio, che ciascun uomo abbia un legame magico o spirituale con uno specifico animale, il quale funge da guardiano dell’anima. Secondo altre leggende invece gli animali si presentano come veri e propri mediatori tra cielo e terra, una sorgente di forza e conoscenza per gli sciamani (in molte tribù gli sciamani si travestono con maschere raffiguranti animali considerati sacri per invocarne lo spirito). O ancora, alcune tribù narrano leggende secondo le quali, alcuni bambini nell’antichità, furono adottati e cresciuti dagli animali.

Per capire meglio il valore che viene attribuito ad alcuni animali, porteremo qualche esempio tratto da antichi racconti africani.

 

Il "Calao" ad esempio, è senza dubbio l'uccello mitico per eccellenza di quasi la totalità dei popoli dell' Africa centrale. Si tratta di un uccello dall’aspetto decisamente particolare: un grosso becco dalla forma strana, spesso dentato, più o meno ricurvo e in molti casi sormontato da singolari protuberanze; la forma allungata del corpo dovuta ad un collo e una coda molto lunghi; la zona intorno all'occhio priva di piume e le palpebre, in particolare quelle superiori, che presentano dei rigidi peli paragonabili alle ciglia umane e, in alcuni casi, anche la pelle della gola appare nuda e dai colori vivaci.

Oltre al suo aspetto però, ciò che di più ci ha colpito di questo animale è come avviene la cova: i Calao depongono le loro uova all'interno delle cavità degli alberi, dopo di che il maschio imprigiona la femmina all'interno del nido murandone l'ingresso con un impasto costituito di fango, argilla e avanzi di sterco di erbivori, lasciando aperto soltanto un piccolo pertugio attraverso il quale, sempre il maschio, provvederà a portare il cibo sia alla compagna, che, più tardi, ai piccoli.

Secondo la mitologia questo strano uccello simboleggia la fertilità e la riproduzione (il lungo becco rappresenta il pene che, congiungendosi con una lunga curva al ventre gonfio, in una forma di ermafroditismo simbolico, ingravida se stesso), le cui interpretazioni dipendono dall'anatomia dell'uccello e dalle abitudini nidificatrici.

 

Un altro esempio di come agli animali venga affidato un ruolo fondamentale nella mitologia africana, ci arriva dal popolo Bantu:

 

“Una volta accadde che dal cielo non scendesse più pioggia per molto tempo e che gli animali della foresta si radunassero e iniziassero a invocare la pioggia nelle lingue che conoscevano. Quando arrivò il turno delle rane, esse gracidarono per ore e le nuvole iniziarono a radunarsi. Le rane dissero agli amici di fare delle buche per raccogliere l’acqua. Poi iniziò a piovere e le rane dissero che a quel punto avrebbero potuto trovare erba verde e loro sarebbero andate ad abitare nelle paludi formate dalle buche, riempite d’acqua.”

 

Attraverso questo mito la tribù affronta il problema della siccità spiegando l’arrivo della pioggia come il risultato del volere delle rane, vissute in questo caso quasi come intermediarie tra cielo e terra.

 

Recentemente ci hanno raccontato che in una regione dell’Africa occidentale, lungo il confine tra il Ghana e il Burkina Faso, nel cuore della savana, sorgono curiose dimore fortificate, dalle forme tondeggianti, che le donne del villaggio provvedono ad affrescare con vivaci pitture geometriche dal forte significato simbolico.

Gli animali che compaiono su questi affreschi murali celano significati mitologici: i coccodrilli sono considerati degli animali sacri per esempio, le ali stilizzate degli uccelli rivestono un ruolo protettivo, i serpenti e le lucertole, raffigurati spesso nei bassorilievi sui muri d’argilla, sono ritenuti portatori di fertilità e protettori contro i nemici. Un altro elemento decorativo assai diffuso è rappresentato dalle zampe di gallina; la gallina infatti, viene seppellita con i defunti e viene offerta in sacrificio agli dèi.

 

L’ultimo esempio che vi portiamo arriva dalla mitologia del Kenya e della Tanzania, nella quale spesso compaiono animali con un numero di zampe superiori al normale: tra le statuette di legno intagliato si trovano leoni e leopardi con sei zampe, a rappresentare un’energia, una potenza e una forza sovrannaturale.

 

Una curiosità che forse non tutti conoscono: leggendo diversi articoli riguardanti animali mitologici, ci è capitata tra le mani l’immagine di un cane a sei zampe che, a dire la verità ci sembrava di aver già visto... non era altro che il simbolo dell’AGIP! La scelta da parte della società petrolifera di utilizzare come logo questo animale mitologico, si collega quasi certamente al suo significato più antico di potenza ed energia.

 

Il "Calao"