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Gli animali nella
mitologia...
di Catharina
Beretta
Sin dall’inizio dei tempi, l’uomo ha vissuto a stretto contatto
con gli animali: come cacciatore e come allevatore prima, poi
utilizzandone le qualità e le caratteristiche di quelli più
addomesticabili, come valido aiuto nel lavoro.
Attorno al mondo degli
animali e al loro rapporto con l’uomo, sono stati inventati e tramandati
innumerevoli miti e leggende.
In particolare nella mitologia africana,
gran parte delle specie animali, dal fiero leopardo al piccolo ragno,
ricoprono un ruolo importante nei racconti: rappresentano, infatti, il
mistero e la forza della natura. Hanno inoltre un duplice valore, posso
cioè essere d’aiuto all’uomo o al contrario di ostacolo: se da un lato
ne garantiscono la principale fonte di sostentamento e di aiuto
dall’altro possono rivelarsi estremamente pericolosi e aggressivi.
Nella
maggior parte dei racconti mitologici le persone possono parlare con gli
animali, combattere contro di loro, diventarne amici, talvolta anche
sposarli.
In alcune zone dell’Africa occidentale si crede, ad esempio, che ciascun
uomo abbia un legame magico o spirituale con uno specifico animale, il
quale funge da guardiano dell’anima. Secondo altre leggende invece gli
animali si presentano come veri e propri mediatori tra cielo e terra,
una sorgente di forza e conoscenza per gli sciamani (in molte tribù gli
sciamani si travestono con maschere raffiguranti animali considerati
sacri per invocarne lo spirito). O ancora, alcune tribù narrano leggende
secondo le quali, alcuni bambini nell’antichità, furono adottati e
cresciuti dagli animali.
Per capire meglio il valore che viene attribuito ad alcuni animali,
porteremo qualche esempio tratto da antichi racconti africani.
Il "Calao" ad esempio, è senza dubbio
l'uccello mitico per eccellenza di quasi la totalità dei popoli dell'
Africa centrale. Si tratta di un uccello dall’aspetto decisamente
particolare: un grosso becco dalla forma strana, spesso dentato, più o
meno ricurvo e in molti casi sormontato da singolari protuberanze; la
forma allungata del corpo dovuta ad un collo e una coda molto lunghi; la
zona intorno all'occhio priva di piume e le palpebre, in particolare
quelle superiori, che presentano dei rigidi peli paragonabili alle
ciglia umane e, in alcuni casi, anche la pelle della gola appare nuda e
dai colori vivaci.
Oltre al suo aspetto però, ciò che di più ci ha
colpito di questo animale è come avviene la cova: i Calao depongono le
loro uova all'interno delle cavità degli alberi, dopo di che il maschio
imprigiona la femmina all'interno del nido murandone l'ingresso con un
impasto costituito di fango, argilla e avanzi di sterco di erbivori,
lasciando aperto soltanto un piccolo pertugio attraverso il quale,
sempre il maschio, provvederà a portare il cibo sia alla compagna, che,
più tardi, ai piccoli.
Secondo la mitologia questo strano uccello simboleggia la fertilità e la riproduzione (il lungo becco rappresenta
il pene che, congiungendosi con una lunga curva al ventre gonfio, in una
forma di ermafroditismo simbolico, ingravida se stesso), le cui
interpretazioni dipendono dall'anatomia dell'uccello e dalle abitudini nidificatrici.
Un altro esempio di come agli animali venga affidato un
ruolo fondamentale nella mitologia africana, ci arriva dal popolo Bantu:
“Una volta accadde che dal cielo non scendesse più pioggia per molto
tempo e che gli animali della foresta si radunassero e iniziassero a
invocare la pioggia nelle lingue che conoscevano. Quando arrivò il turno
delle rane, esse gracidarono per ore e le nuvole iniziarono a radunarsi.
Le rane dissero agli amici di fare delle buche per raccogliere l’acqua.
Poi iniziò a piovere e le rane dissero che a quel punto avrebbero potuto
trovare erba verde e loro sarebbero andate ad abitare nelle paludi
formate dalle buche, riempite d’acqua.”
Attraverso questo mito la tribù
affronta il problema della siccità spiegando l’arrivo della pioggia come
il risultato del volere delle rane, vissute in questo caso quasi come
intermediarie tra cielo e terra.
Recentemente ci hanno raccontato che in
una regione dell’Africa occidentale, lungo il confine tra il Ghana e il Burkina Faso,
nel cuore della savana, sorgono curiose dimore fortificate, dalle forme
tondeggianti, che le donne del villaggio provvedono ad affrescare con
vivaci pitture geometriche dal forte significato simbolico.
Gli animali che compaiono su questi affreschi murali celano significati
mitologici: i coccodrilli sono considerati degli animali sacri
per esempio, le ali stilizzate degli uccelli rivestono un ruolo
protettivo, i serpenti e le lucertole, raffigurati spesso nei
bassorilievi sui muri d’argilla, sono ritenuti portatori di fertilità
e protettori contro i nemici. Un altro elemento decorativo assai
diffuso è rappresentato dalle zampe di gallina; la gallina
infatti, viene seppellita con i defunti e viene offerta in sacrificio
agli dèi.
L’ultimo esempio che vi portiamo arriva dalla mitologia del Kenya e
della Tanzania, nella quale spesso compaiono animali con un numero di
zampe superiori al normale: tra le statuette di legno intagliato si
trovano leoni e leopardi con sei zampe, a rappresentare un’energia,
una potenza e una forza sovrannaturale.
Una curiosità che forse non tutti conoscono: leggendo diversi articoli
riguardanti animali mitologici, ci è capitata tra le mani l’immagine di
un cane a sei zampe che, a dire la verità ci sembrava di aver già
visto... non era altro che il simbolo dell’AGIP! La scelta da
parte della società petrolifera di utilizzare come logo questo animale
mitologico, si collega quasi certamente al suo significato più antico di
potenza ed energia.
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