N° 8 | Maggio 2007

 

Il leone - 2° parte di Joseph Ngala

 

Nell’ultimo numero del magazine ci siamo lasciati parlando dei leoni, e in particolare vi accennavo ad una esperienza molto, molto emozionante che ho vissuto qualche anno fa. Inizio allora raccontandovi dell’incontro a dir poco ravvicinato... con un cucciolo di leone!!

 

Mi trovavo all’interno del parco dello Tsavo, in Kenya, insieme all’autista della jeep e a un gruppo di persone avevo trascorso la giornata tra le meraviglie e i panorami che solo la natura della savana può regalare; il tramonto dipingeva il cielo di colori così intensi da togliere il fiato, l’ombra della jeep sul sentiero polveroso andava allungandosi e la calura del giorno ormai lasciava il posto ad una temperatura decisamente più sopportabile.

Fu proprio mentre rientravamo al Lodge che, tra la vegetazione brulla, notammo una macchietta curiosa. Aggirando silenziosamente un cespuglio, improvvisamente notammo tra l’erba alta un cucciolo di leone; avrà avuto sì e no pochi mesi, e se ne stava tutto raggomitolato vicino ad un sasso. Ci accorgemmo immediatamente che era ferito e notammo anche che nelle vicinanze sembrava non esserci la presenza di altri leoni adulti. Probabilmente era rimasto orfano pensai... Il regolamento dei Parchi prevede che in un caso come questo, si avvertano della situazione i ranger, i quali però, prima di prendersi cura dell’animale ferito, devono attendere 24 ore per essere certi che il piccolo in difficoltà non venga raggiunto e accudito da un altro membro del branco.

Decidemmo così di rientrare al Lodge per poi tornare l’indomani.

Il giorno successivo il leoncino era ancora lì, tutto intirizzito e spaventato. A questo punto non avevamo scelta, se non lo avessimo portato noi dai Ranger sarebbe morto. Dopo aver controllato che non vi fossero altri leoni nelle vicinanze, con il cuore in gola, scesi dalla jeep e riuscii ad afferrare il cucciolo. Se nascosta tra la vegetazione ci fosse stata la leonessa, sarei stato davvero in pericolo di vita, perché non esiste niente di più aggressivo e feroce di una mamma alla quale viene preso il proprio cucciolo! Che sensazione incredibile... aveva il pelo fitto e spesso, ma al tempo stesso lanoso e morbido, le zampe così grandi e sproporzionate rispetto al resto del corpo… Saliti sulla vettura il piccolo cominciò a soffiare e dimenarsi, nonostante fosse quasi privo di forze. Mai prima mi era capitato di poter tenere tra le braccia un leoncino, sentirne l’odore pungente di selvatico, il brontolio e il tremore della pancia ad ogni tentativo di flebile ruggito. Che emozione! E che agitazione! Le persone che si trovavano con me sulla jeep in quel momento erano incredule. Ricordo che tra loro, una donna in particolare rimase così colpita dal cucciolo che, quando lo consegnammo ai Ranger, pianse per l’emozione e, mi disse in seguito, anche per la voglia di portarselo via con sé!

I Ranger portarono il cucciolo di leone all’orfanotrofio degli animali di Nairobi per essere accudito finché non fosse stato sufficientemente in forma e grande da poter essere rimesso in libertà.

 

Tra leoni, i legami affettivi tra membri dello stesso gruppo sono molto solidi e vengono manifestati in tantissimi modi: ad esempio è comune osservare le femmine che si puliscono a vicenda il manto, oppure i cuccioli che giocano fra loro e cercano di coinvolgere gli adulti. Non solo, ma all’interno di un branco, tutte le leonesse non si occupano solo dei propri cuccioli, ma nel caso in cui un piccolo resti orfano, questo viene adottato e allattato dalle altre femmine. Questo è possibile grazie al fatto che le femmine sono in grado di sincronizzare i cicli riproduttivi.

Pensate che in condizioni particolari, i leoni possono stabilire legami affettivi con individui di altre specie, incluso l'uomo! Un episodio particolarmente insolito, si è verificato in Kenya, credo nel 2005, e coinvolse una leonessa che adottò un piccolo di orice (una specie normalmente predata dai leoni), allevandolo e proteggendolo anche dagli attacchi dei propri simili. E solo per farvi un altro esempio, sicuramente più nota è la storia dell’incredibile amicizia nata tra un uomo, la sua compagna e alcuni leoni, descritta in una serie di romanzi scritti dal protagonista stesso, Gareth Patterson (conosciuto anche come ‘l’uomo dei leoni’).

 

Ma tornando ai rapporti e ai legami che regolano la vita all’interno di un branco di leoni, dovete sapere che un branco è costituito soprattutto dalle femmine (spesso imparentate tra loro), dai rispettivi cuccioli e da un maschio adulto (in alcuni casi possono coesistere più maschi nello stesso gruppo, i quali creano una specie di coalizione composta al massimo da 8 o 9 membri). I cuccioli maschi, una volta raggiunta la maturità, vengono allontanati dal branco (per evitare accoppiamenti tra consanguinei) e dovranno impegnarsi nella conquista di un proprio branco o saranno costretti a vagare soli per la savana.

 

Tra i leoni non esistono specifiche stagioni degli amori, ma periodi di accoppiamento durante i quali spesso le femmine si astengono completamente dalla caccia e si accoppiano con i maschi della coalizione fino a 40 volte al giorno! La gestazione poi dura tra i 100 e 113 giorni e una volta nato, il cucciolo sarà attivo già dopo sei settimane (anche se la capacità di predare viene raggiunta intorno ai 2 anni di età).

 

A proposito di riproduzione e accoppiamento, leggevo recentemente alcuni articoli relativi all’omosessualità riscontrata tra molte specie di animali (circa 1.500 in tutto il mondo!) Fino a qualche decina di anni fa l'omosessualità è stata osservata principalmente in animali addomesticati o esemplari selvatici tenuti in cattività e bollata come una espressione anomala della sessualità animale, ricondotta a diverse cause scatenanti (ad esempio la presenza di individui dello stesso sesso confinati in una gabbia o in un recinto, carenze o eccessi di ormoni sessuali o un difetto di informazione nelle prime fasi di vita di un animale).

L'intensa attività dei biologi ora però sta cambiando gli orizzonti; il rapporto tra animali dello stesso sesso, infatti, non deve essere per forza considerato un atto sessuale in senso stretto, ma utilizzato per creare alleanze e protezione tra i partner.

Tra i leoni ad esempio, ricerche affermano che circa l'8% delle monte coinvolge due maschi. Ma questo comportamento è da considerarsi, nella maggior parte dei casi, una manifestazione di status sociale e di rapporto gerarchico, e talvolta una tattica: un giovane maschio si avvicina a un adulto recitando la parte di una femmina in calore, un meccanismo che tipicamente serve a bloccare l'aggressività.

 

Quante cose ci sarebbero da dire sui leoni... ci siamo davvero resi conto che due uscite sul magazine non sono sufficienti per parlare di tutti gli aspetti e le curiosità che identificano questo animale. Perciò abbiamo deciso di dedicargli anche il prossimo numero! Non mi resta che dirvi allora: “TO BE CONTINUED...”