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Arte in Africa. Le
maschere
di Catharina
Beretta
Ogni viaggio in Africa è fonte per noi di curiosità e voglia
di scoprire questa straordinaria terra in tutte le sue sfaccettature,
attraverso i racconti, le leggende, le letture e ovviamente le
esperienze vissute in prima persona.
Tutto ciò che è storia e tradizione
del popolo africano ci affascina, e la nostra sete di conoscenza ci
spinge spesso a effettuare ricerche, e sopratutto mille domande a
chiunque incontriamo nel corso del nostro viaggio.
Lo spunto per
scrivere questo articolo ci è arrivato da un importante evento artistico
di portata internazionale che a dicembre scorso ha avuto luogo a Malindi,
rinomata meta turistica e splendida cittadina costiera del Kenya.
Per la
prima volta in Kenya si è svolta la “Biennale di Malindi”, che ha
ospitato alcuni dei più famosi artisti africani (alcuni di questi sono
di fama mondiale!). La mostra ha raccolto note opere artistiche, tra
dipinti, sculture, oggetti vari, che hanno attirato l’attenzione non
solo di molti curiosi e turisti, ma anche di collezionisti e critici
d’arte.
Questa manifestazione ci ha portato a riflettere sull’importanza
dell’arte in una società, e abbiamo scoperto che in Africa la forma più
antica d’arte è racchiusa nelle maschere, al centro di tutti i riti, le
festività e le celebrazioni. Molte di queste, se ci pensiamo, possono
essere ammirate nelle gallerie e nei musei in tutto il mondo.
Ma come
nascono e cosa sono le maschere? Che cosa rappresentano per la
tradizione tribale? Per rispondere a queste domande abbiamo parlato con
alcuni degli artisti locali e ci siamo documentati tra ricerche su
internet e letture di vecchi libri.
Moltissime sono le storie che
ruotano attorno all’origine delle maschere, noi ve ne riportiamo una
tratta da “Cristopher Roy, Art of the Upper Volta Rivers” .
...Un giovane, mentre era diretto al fiume per pescare, si imbatté
nella lama di una vecchia zappa abbandonata. Continuò il suo cammino, ma
quando l’incontro si ripeté per la terza volta, decise di tornare al
villaggio e mostrare la lama al padre. I due decisero di chiedere
consiglio all’indovino. Egli spiegò che uno spirito, protettore del
giovane e della sua famiglia, aveva voluto rivelare la sua presenza. Il
giovane avrebbe dovuto intagliare una maschera attraverso la quale
comunicare con lo spirito. Dopo aver sparpagliato sul pavimento alcune
riproduzioni in ottone di svariate maschere, l’indovino prese un bastone
e iniziò a muoverlo sopra le maschere in miniatura, finché una si mosse.
Sulla base di questa il giovane ne costruì una che, per la prima volta,
fu indossata e danzò durante una cerimonia con lo scopo di cacciare gli
spiriti maligni dal villaggio...
Le maschere tribali sono oggetti
misteriosi che nascono dalla lenta e minuziosa lavorazione
dell’artigiano di un’infinità di differenti materiali, dal legno, la
pelle, il tessuto, alla pietra, il metallo, addirittura l’ottone, senza
che dietro ci sia un bozzetto o un particolare studio. L’ispirazione di
chi la realizza scaturisce direttamente dalla materia, e si dice che
esprima tutta la forza e la potenza degli spiriti, che siano essi della
natura o dei morti (antenati).
Il ruolo delle maschere nella società
africana è fondamentale: trasmettono messaggi, proteggono dai sortilegi
degli stregoni, celebrano festività, divertono le folle, annunciano il
nuovo raccolto, rievocano epoche passate (come quella coloniale),
avvenimenti religiosi o politici, incarnano credenze e superstizioni,
identificano particolari momenti della vita, e così via. Proprio a
seconda della funzione che ricoprono, della tribù o etnia a cui
appartengono ci hanno spiegato che assumono forme e caratteristiche
particolari.
Vi facciamo qualche esempio: alcune maschere interpretano
l’anima animista di una tribù assumendo le sembianze di alcuni animali,
in particolare degli uccelli (simbolo della sessualità maschile e
talvolta anche femminile), ma anche del bufalo, ed hanno la finalità di
evocare gli spiriti della natura; altre, soprattutto nelle società in
cui vige il matriarcato, raffigurano il volto femminile, a rappresentare
la credenza secondo la quale l’ereditarietà viene trasmessa dalla donna.
Ogni maschera comunque è in stretta relazione con ciò che deve
rappresentare o all’avvenimento a cui è legata. Che ricopra la testa, la
faccia o l’intero corpo, l’importante è che riesca a conferire alle
forze sopranaturali una forma concreta. Ci hanno fatto notare anche come
tra loro le maschere presentino delle linee guida che si ripetono, o
addirittura quanto si assomiglino tra di loro nonostante esse provengano
da luoghi dell’Africa differenti e spesso lontani: la fronte bombata ad
esempio, segno di saggezza e spiritualità, i grandi occhi sporgenti
spesso contornati da cerchi concentrici, elementi decorativi e forme
geometriche, la bocca aperta come a voler comunicare qualcosa. A fianco
abbiamo raccolto alcune immagini di maschere tipiche di alcune tribù
africane, cercando di spiegarne il valore e il significato.
La tribù dei Yoruba, che popola il Benin e la Nigeria, crede che tutti gli spiriti
abitino in un mondo parallelo e che debbano essere richiamati sulla
terra di tanto in tanto, per riportare equilibrio e ordine tra gli
uomini.
L’immagine 1 rappresenta la tipica maschera utilizzata durante
questa cerimonia. Più la maschera è sfarzosa, i tessuti colorati e
ricchi, tanto più potente e forte sarà l’apparizione dello spirito.
L’immagine 2 rappresenta la maschera di un bufalo, che serve ad
allontanare gli spiriti negativi attirati dalle trasgressioni degli
abitanti del villaggio nei confronti della natura.
La maschera dell’immagine 3 invece, proviene dall’Angola e
incarna lo spirito femminile. Rappresenta la donna, la mamma, ed è il
simbolo di fecondità.
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