N° 7 | Marzo 2007

 

Arte in Africa. Le maschere di Catharina Beretta

 

Ogni viaggio in Africa è fonte per noi di curiosità e voglia di scoprire questa straordinaria terra in tutte le sue sfaccettature, attraverso i racconti, le leggende, le letture e ovviamente le esperienze vissute in prima persona.

Tutto ciò che è storia e tradizione del popolo africano ci affascina, e la nostra sete di conoscenza ci spinge spesso a effettuare ricerche, e sopratutto mille domande a chiunque incontriamo nel corso del nostro viaggio.

Lo spunto per scrivere questo articolo ci è arrivato da un importante evento artistico di portata internazionale che a dicembre scorso ha avuto luogo a Malindi, rinomata meta turistica e splendida cittadina costiera del Kenya.

Per la prima volta in Kenya si è svolta la “Biennale di Malindi”, che ha ospitato alcuni dei più famosi artisti africani (alcuni di questi sono di fama mondiale!). La mostra ha raccolto note opere artistiche, tra dipinti, sculture, oggetti vari, che hanno attirato l’attenzione non solo di molti curiosi e turisti, ma anche di collezionisti e critici d’arte.

Questa manifestazione ci ha portato a riflettere sull’importanza dell’arte in una società, e abbiamo scoperto che in Africa la forma più antica d’arte è racchiusa nelle maschere, al centro di tutti i riti, le festività e le celebrazioni. Molte di queste, se ci pensiamo, possono essere ammirate nelle gallerie e nei musei in tutto il mondo.

Ma come nascono e cosa sono le maschere? Che cosa rappresentano per la tradizione tribale? Per rispondere a queste domande abbiamo parlato con alcuni degli artisti locali e ci siamo documentati tra ricerche su internet e letture di vecchi libri.

 

Moltissime sono le storie che ruotano attorno all’origine delle maschere, noi ve ne riportiamo una tratta da “Cristopher Roy, Art of the Upper Volta Rivers” .

...Un giovane, mentre era diretto al fiume per pescare, si imbatté nella lama di una vecchia zappa abbandonata. Continuò il suo cammino, ma quando l’incontro si ripeté per la terza volta, decise di tornare al villaggio e mostrare la lama al padre. I due decisero di chiedere consiglio all’indovino. Egli spiegò che uno spirito, protettore del giovane e della sua famiglia, aveva voluto rivelare la sua presenza. Il giovane avrebbe dovuto intagliare una maschera attraverso la quale comunicare con lo spirito. Dopo aver sparpagliato sul pavimento alcune riproduzioni in ottone di svariate maschere, l’indovino prese un bastone e iniziò a muoverlo sopra le maschere in miniatura, finché una si mosse. Sulla base di questa il giovane ne costruì una che, per la prima volta, fu indossata e danzò durante una cerimonia con lo scopo di cacciare gli spiriti maligni dal villaggio...

 

Le maschere tribali sono oggetti misteriosi che nascono dalla lenta e minuziosa lavorazione dell’artigiano di un’infinità di differenti materiali, dal legno, la pelle, il tessuto, alla pietra, il metallo, addirittura l’ottone, senza che dietro ci sia un bozzetto o un particolare studio. L’ispirazione di chi la realizza scaturisce direttamente dalla materia, e si dice che esprima tutta la forza e la potenza degli spiriti, che siano essi della natura o dei morti (antenati).

Il ruolo delle maschere nella società africana è fondamentale: trasmettono messaggi, proteggono dai sortilegi degli stregoni, celebrano festività, divertono le folle, annunciano il nuovo raccolto, rievocano epoche passate (come quella coloniale), avvenimenti religiosi o politici, incarnano credenze e superstizioni, identificano particolari momenti della vita, e così via. Proprio a seconda della funzione che ricoprono, della tribù o etnia a cui appartengono ci hanno spiegato che assumono forme e caratteristiche particolari.

Vi facciamo qualche esempio: alcune maschere interpretano l’anima animista di una tribù assumendo le sembianze di alcuni animali, in particolare degli uccelli (simbolo della sessualità maschile e talvolta anche femminile), ma anche del bufalo, ed hanno la finalità di evocare gli spiriti della natura; altre, soprattutto nelle società in cui vige il matriarcato, raffigurano il volto femminile, a rappresentare la credenza secondo la quale l’ereditarietà viene trasmessa dalla donna.

Ogni maschera comunque è in stretta relazione con ciò che deve rappresentare o all’avvenimento a cui è legata. Che ricopra la testa, la faccia o l’intero corpo, l’importante è che riesca a conferire alle forze sopranaturali una forma concreta. Ci hanno fatto notare anche come tra loro le maschere presentino delle linee guida che si ripetono, o addirittura quanto si assomiglino tra di loro nonostante esse provengano da luoghi dell’Africa differenti e spesso lontani: la fronte bombata ad esempio, segno di saggezza e spiritualità, i grandi occhi sporgenti spesso contornati da cerchi concentrici, elementi decorativi e forme geometriche, la bocca aperta come a voler comunicare qualcosa. A fianco abbiamo raccolto alcune immagini di maschere tipiche di alcune tribù africane, cercando di spiegarne il valore e il significato.

 

La tribù dei Yoruba, che popola il Benin e la Nigeria, crede che tutti gli spiriti abitino in un mondo parallelo e che debbano essere richiamati sulla terra di tanto in tanto, per riportare equilibrio e ordine tra gli uomini.

L’immagine 1 rappresenta la tipica maschera utilizzata durante questa cerimonia. Più la maschera è sfarzosa, i tessuti colorati e ricchi, tanto più potente e forte sarà l’apparizione dello spirito.

L’immagine 2 rappresenta la maschera di un bufalo, che serve ad allontanare gli spiriti negativi attirati dalle trasgressioni degli abitanti del villaggio nei confronti della natura.

La maschera dell’immagine 3 invece, proviene dall’Angola e incarna lo spirito femminile. Rappresenta la donna, la mamma, ed è il simbolo di fecondità.

 

Immagine 1

 

Immagine 2

 

Immagine 3