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Il leone - 1° parte
di Joseph Ngala
...Il leone alza lentamente la testa, le narici si muovono nel vento,
la folta criniera si nasconde tra i lunghi dorati steli d’erba, il suo
sguardo si spinge lontano oltre i confini del suo regno, la savana...”
Ogni volta che durante un safari ci fermiamo ad osservare un leone
provo lo stesso stupore, la stessa meraviglia e ammirazione e
contemporaneamente una forte sensazione di impotenza.
Sarà il suo portamento elegante, la sua fierezza, probabilmente anche
le dimensioni!
La savana africana è un luogo selvaggio, a tratti violento, il ritratto
nudo e crudo della dinamica che regola vita e morte, il gioco quotidiano
tra preda e predatore. Mi è capitato spesso di domandarmi se le prede
provino paura nel momento dell’assalto di un predatore, se si rendano
conto della loro condizione, sempre in bilico tra la vita e la morte
perché ogni errore o distrazione può esserle fatale. Non c’è una ragione
che spieghi perché un piccolo di gnu venga dilaniato da un gruppo di
iene, o perché una gazzella venga atterrata da un ghepardo o sbranata da
un leone. Se non che tutto questo fa parte di un percorso naturale che
segue le dure regole della natura e dell’evoluzione.
Sovrano indiscusso tra tutti i predatori della savana è il leone. Ed è
di questo meraviglioso felino che vorrei cominciare a parlare in questo
numero del magazine. Non saranno sufficienti un paio di pagine per
raccontarvi di tutta la sua maestosità, del suo coraggio e della sua
forza, perciò in questa occasione mi limiterò a presentarvelo,
descrivendone le caratteristiche fisiche e alcuni aspetti del carattere.
Mi piace l’idea di darvi “appuntamento”, per scoprire fino in fondo un
animale come il leone, al prossimo magazine,... lasciarvi un po’ con il
fiato sospeso, con la curiosità...
Fisicamente il leone è un animale estremamente forte e possente,
tra i felini è il secondo più grande dopo la tigre. Il corpo è
muscoloso e compatto, può raggiungere anche i 2 metri di lunghezza e
i 180 kg di peso. Le zampe sono relativamente corte, ma dotate di
artigli affilati come armi da difesa.
La testa è grossa e nel maschio è incorniciata da una folta criniera
la cui dimensione varia da individuo ad individuo. Nei leoni la criniera
compare in giovane età e vari sono i fattori che ne determinano la
dimensione o il colore. La temperatura più bassa in alcune zone può
favorire ad esempio una criniera più folta, mentre l’assenza spesso è
una conseguenza genetica dell’accoppiamento tra consanguinei.
Sicuramente la criniera è utile per proteggere la testa durante i
combattimenti, e rappresenta anche lo stato di salute dell’animale (più
folta è la criniera, più forte è il leone). Non solo, ma spesso le
femmine scelgono maschi dalla criniera folta e voluminosa perché può
indicare maggiore virilità e vigore!
Il manto ha più o meno lo stesso colore sia nel maschio che nella
femmina, varia dal grigio al dorato, anche se nelle leonesse ha una
tonalità leggermente più chiara. Appena nati, i cuccioli hanno il
manto maculato che riprende i colori della terra e dell’erba arsa
dal sole, una caratteristica questa che gli permette di mimetizzarsi e
di nascondersi da possibili predatori. Infatti, mentre da adulti i leoni
non hanno predatori diretti, quando sono piccoli iene, sciacalli,
leopardi e ghepardi sono i loro principali nemici. Le leonesse hanno
dimensioni minori rispetto ai maschi, ma forza e coraggio sono
altrettanto sorprendenti, e poiché sono più leggere sono anche più agili
e veloci; tutte caratteristiche, queste, che ne fanno delle temibili
cacciatrici.
Normalmente i leoni sono attivi di notte, facilitati da una vista
estremamente sviluppata preferiscono organizzare le battute di caccia
quando il buio gioca a loro favore. Ma anche l’alba e il tramonto sono
momenti perfetti, quando il caldo non è opprimente e gli animali della
savana iniziano la loro giornata. E’ in queste occasione che, se vi
capiterà di fare un safari (e di essere molto fortunati!), potrebbe
capitarvi di assistere ad una scena di caccia: un gruppo di leonesse che
nascoste tra l’erba alta si avvicina silenziosamente e lentamente alla
preda, con le orecchie tese e il ventre che quasi sfiora il terreno.
Finché, una volta abbastanza vicine da sentirne il battito del cuore,
balzano con un movimento repentino sull’animale e mentre alcune lo
immobilizzano attaccandolo da dietro, una di loro ne avvolge il muso con
le fauci fino a soffocarlo. Quando la preda muore, le leonesse ne
divorano per prime le interiora (gli organi interni si deteriorano
facilmente con il caldo), ma possono passare anche diverse ore prima che
decidano di mangiare il resto. Come dicevo prima, i leoni adulti non
hanno predatori in natura (tranne l’uomo ovviamente!), ma per i cuccioli
la sopravvivenza è una prova da superare ogni giorno. Forse non tutti
sanno che una delle principali cause di morte dei piccoli è l’infanticidio
commesso degli stessi leoni adulti, sia maschi che femmine.
I motivi sono diversi anche se a noi possono apparire comunque orribili
e crudeli. In caso di carestie, ad esempio, le leonesse, sicure che i
loro piccoli non siano in grado di sopravvivere alla carenza di cibo e
acqua, decidono di ucciderli esse stesse. Un gesto per noi
incomprensibile, ma che nella natura selvaggia della savana esprime
invece l’amore di una madre per il proprio piccolo.
Diversa è la motivazione che spinge invece un leone maschio adulto ad
attaccare e uccidere un cucciolo.
Tanto tempo fa mi è capitato di assistere ad una scena d’infanticidio
commessa appunto da un leone maschio, e vi posso assicurare che
ripensarci mi provoca ancora una stretta al cuore. Un maschio che è
intenzionato ad entrare all’interno di un nuovo branco, deve eliminare
tutti i possibili rivali per garantire la sopravvivenza della sua di
stirpe. Così, spinto quasi da una forza misteriosa, uccide con impeto e
violenza un piccolo dietro l’altro, senza che questo significhi
necessariamente cibarsene, ma solo con lo scopo di eliminarli. Una
leonessa, magari proprio la madre dei cuccioli uccisi, capita che da
lontano assista allo scempio, e si trovi a dover decidere se intervenire
in loro difesa, rischiando però di essere aggredita anche lei, oppure di
lasciare che la natura faccia il suo corso, piangendo in silenzio. La
perdita dei piccoli per una leonessa comporta la comparsa di un nuovo
calore e quindi di una nuova possibile gravidanza, e per un leone la
possibilità di dare seguito alla sua stirpe.
Forse non sapete che una volta, durante un safari, mi è capitato di
dover prendere un cucciolo di leone, probabilmente rimasto orfano a
causa di una caccia finita male, e di portarlo ai rangers… ma di questa
grande emozione vi racconterò nella prossima... puntata! ... continua...

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