N° 7 | Marzo 2007

 

Il leone - 1° parte di Joseph Ngala

 

...Il leone alza lentamente la testa, le narici si muovono nel vento, la folta criniera si nasconde tra i lunghi dorati steli d’erba, il suo sguardo si spinge lontano oltre i confini del suo regno, la savana...”

 

Ogni volta che durante un safari ci fermiamo ad osservare un leone provo lo stesso stupore, la stessa meraviglia e ammirazione e contemporaneamente una forte sensazione di impotenza.

Sarà il suo portamento elegante, la sua fierezza, probabilmente anche le dimensioni!

 

La savana africana è un luogo selvaggio, a tratti violento, il ritratto nudo e crudo della dinamica che regola vita e morte, il gioco quotidiano tra preda e predatore. Mi è capitato spesso di domandarmi se le prede provino paura nel momento dell’assalto di un predatore, se si rendano conto della loro condizione, sempre in bilico tra la vita e la morte perché ogni errore o distrazione può esserle fatale. Non c’è una ragione che spieghi perché un piccolo di gnu venga dilaniato da un gruppo di iene, o perché una gazzella venga atterrata da un ghepardo o sbranata da un leone. Se non che tutto questo fa parte di un percorso naturale che segue le dure regole della natura e dell’evoluzione.

 

Sovrano indiscusso tra tutti i predatori della savana è il leone. Ed è di questo meraviglioso felino che vorrei cominciare a parlare in questo numero del magazine. Non saranno sufficienti un paio di pagine per raccontarvi di tutta la sua maestosità, del suo coraggio e della sua forza, perciò in questa occasione mi limiterò a presentarvelo, descrivendone le caratteristiche fisiche e alcuni aspetti del carattere. Mi piace l’idea di darvi “appuntamento”, per scoprire fino in fondo un animale come il leone, al prossimo magazine,... lasciarvi un po’ con il fiato sospeso, con la curiosità...

 

Fisicamente il leone è un animale estremamente forte e possente, tra i felini è il secondo più grande dopo la tigre. Il corpo è muscoloso e compatto, può raggiungere anche i 2 metri di lunghezza e i 180 kg di peso. Le zampe sono relativamente corte, ma dotate di artigli affilati come armi da difesa.

La testa è grossa e nel maschio è incorniciata da una folta criniera la cui dimensione varia da individuo ad individuo. Nei leoni la criniera compare in giovane età e vari sono i fattori che ne determinano la dimensione o il colore. La temperatura più bassa in alcune zone può favorire ad esempio una criniera più folta, mentre l’assenza spesso è una conseguenza genetica dell’accoppiamento tra consanguinei. Sicuramente la criniera è utile per proteggere la testa durante i combattimenti, e rappresenta anche lo stato di salute dell’animale (più folta è la criniera, più forte è il leone). Non solo, ma spesso le femmine scelgono maschi dalla criniera folta e voluminosa perché può indicare maggiore virilità e vigore!

Il manto ha più o meno lo stesso colore sia nel maschio che nella femmina, varia dal grigio al dorato, anche se nelle leonesse ha una tonalità leggermente più chiara. Appena nati, i cuccioli hanno il manto maculato che riprende i colori della terra e dell’erba arsa dal sole, una caratteristica questa che gli permette di mimetizzarsi e di nascondersi da possibili predatori. Infatti, mentre da adulti i leoni non hanno predatori diretti, quando sono piccoli iene, sciacalli, leopardi e ghepardi sono i loro principali nemici. Le leonesse hanno dimensioni minori rispetto ai maschi, ma forza e coraggio sono altrettanto sorprendenti, e poiché sono più leggere sono anche più agili e veloci; tutte caratteristiche, queste, che ne fanno delle temibili cacciatrici.

Normalmente i leoni sono attivi di notte, facilitati da una vista estremamente sviluppata preferiscono organizzare le battute di caccia quando il buio gioca a loro favore. Ma anche l’alba e il tramonto sono momenti perfetti, quando il caldo non è opprimente e gli animali della savana iniziano la loro giornata. E’ in queste occasione che, se vi capiterà di fare un safari (e di essere molto fortunati!), potrebbe capitarvi di assistere ad una scena di caccia: un gruppo di leonesse che nascoste tra l’erba alta si avvicina silenziosamente e lentamente alla preda, con le orecchie tese e il ventre che quasi sfiora il terreno. Finché, una volta abbastanza vicine da sentirne il battito del cuore, balzano con un movimento repentino sull’animale e mentre alcune lo immobilizzano attaccandolo da dietro, una di loro ne avvolge il muso con le fauci fino a soffocarlo. Quando la preda muore, le leonesse ne divorano per prime le interiora (gli organi interni si deteriorano facilmente con il caldo), ma possono passare anche diverse ore prima che decidano di mangiare il resto. Come dicevo prima, i leoni adulti non hanno predatori in natura (tranne l’uomo ovviamente!), ma per i cuccioli la sopravvivenza è una prova da superare ogni giorno. Forse non tutti sanno che una delle principali cause di morte dei piccoli è l’infanticidio commesso degli stessi leoni adulti, sia maschi che femmine.

I motivi sono diversi anche se a noi possono apparire comunque orribili e crudeli. In caso di carestie, ad esempio, le leonesse, sicure che i loro piccoli non siano in grado di sopravvivere alla carenza di cibo e acqua, decidono di ucciderli esse stesse. Un gesto per noi incomprensibile, ma che nella natura selvaggia della savana esprime invece l’amore di una madre per il proprio piccolo.

Diversa è la motivazione che spinge invece un leone maschio adulto ad attaccare e uccidere un cucciolo.

Tanto tempo fa mi è capitato di assistere ad una scena d’infanticidio commessa appunto da un leone maschio, e vi posso assicurare che ripensarci mi provoca ancora una stretta al cuore. Un maschio che è intenzionato ad entrare all’interno di un nuovo branco, deve eliminare tutti i possibili rivali per garantire la sopravvivenza della sua di stirpe. Così, spinto quasi da una forza misteriosa, uccide con impeto e violenza un piccolo dietro l’altro, senza che questo significhi necessariamente cibarsene, ma solo con lo scopo di eliminarli. Una leonessa, magari proprio la madre dei cuccioli uccisi, capita che da lontano assista allo scempio, e si trovi a dover decidere se intervenire in loro difesa, rischiando però di essere aggredita anche lei, oppure di lasciare che la natura faccia il suo corso, piangendo in silenzio. La perdita dei piccoli per una leonessa comporta la comparsa di un nuovo calore e quindi di una nuova possibile gravidanza, e per un leone la possibilità di dare seguito alla sua stirpe.

Forse non sapete che una volta, durante un safari, mi è capitato di dover prendere un cucciolo di leone, probabilmente rimasto orfano a causa di una caccia finita male, e di portarlo ai rangers… ma di questa grande emozione vi racconterò nella prossima... puntata! ... continua...