|

I pozzi che vogliamo realizzare a
Garashi sono muniti di pompa idraulica manuale. In questo modo sarà
possibile estrarre l'acqua con facilità, senza dover immergere la tanica
più volte, e tirare il peso per metri e metri

Senza la pompa
idraulica le donne di Garashi sono costrette a svolgere un lavoro
pesante per recuperare la tanica piena d'acqua.

A Garashi
ovunque viene
piantato il
mais. I raccolti spesso non danno risultati (a causa della scarsità
delle piogge), pertanto la popolazione si trova a non aver nulla di che
sfamarsi.

Vista di Garashi. Il mais ed in lontananza qualche albero di mango,
piantato qualche anno fa da Joseph.

Uno dei manghi
piantati da Joseph, con il frutto
caratteristico

Uno dei villaggi
di Garashi.
Al centro di
ogni villaggio (composto in genere da 4/5 capanne) dominano uno o due
alberi con chioma, utili a creare una zona d'ombra dove si
pranza, si
riposa, si siede a dialogare.
|
Un'idea, un
progetto, un aiuto concreto per il futuro degli abitanti di Garashi
di Giulia Rumor
Garashi è una delle zone più povere dell’entroterra keniota,
si trova a circa 80 km da Malindi, e quindi dal mare. E’ lontana dalle
zone in cui il turismo ha portato il benessere. Circa vent’anni fa a
Garashi hanno iniziato ad arrivare e ad insidiarsi molte famiglie della
tribù dei Giriama che, attirate da una terra fertile e da una zona in
cui pioveva molto, avevano la possibilità di coltivare il mais (alimento
base della loro cucina).
A quei tempi la zona era una foresta (i kenioti
la definiscono “bush”), e per renderla coltivabile e abitabile fu
necessario disboscarla, ripulirla, per poi ararla e suddividerla in
appezzamenti, affidati e venduti alle varie famiglie e comunità. La
vegetazione era considerata, a ragione, infestante, e doveva lasciare
posto alle coltivazioni di alimenti commestibili, volti a sfamare e a
nutrire.
Ogni piccolo villaggio manteneva un solo albero, in genere un
grande albero con la chioma (es. tamarindo), utile a creare una zona
d’ombra indispensabile per riposare, pranzare, trovare sollievo dal
caldo. Tutto ciò che non aveva un’utilità veniva sradicato, eliminato.
Nel giro di pochi anni la zona di Garashi ha assunto l’aspetto del
deserto. A forza di disboscare e ripulire, oggi solo pochi, rari alberi,
sono visibili tra i campi di mais. Il problema e il paradosso è che oggi
non piove più, a Garashi, e quindi i raccolti di mais sono sempre più
miseri e insufficienti a soddisfare i fabbisogni della popolazione della
zona.
Basta addentrarsi nei piccoli villaggi per vedere i bambini con i
ventri gonfi, denutriti, malati. Tutto ciò perché non piove più a
sufficienza.
E questo avviene perché le nubi gonfie d’acqua vengono
“attratte” dal verde, dalla vegetazione, dagli alberi. E a Garashi la
vegetazione ad alto fusto è ormai pressoché inesistente.
Qui nasce il nostro progetto. Ovvero iniziare a riportare a Garashi
l’acqua, la pioggia, le nubi che garantiscono l’irrigazione della terra,
e quindi i grandi raccolti di mais. Aiutare la gente ad avere di che
sfamarsi, a credere nel futuro.
L’idea è nata parlando con il sindaco di Garashi. Vogliamo acquistare delle piante di mango di circa 80 cm di
altezza, quindi piante che nel giro di 3-4 anni al massimo saranno in
grado di produrre i frutti (il mango è un frutto molto calorico e
nutriente, ed a ragione viene mangiato da bambini e adulti, in Kenya).
Regaleremo e “affideremo” queste piante agli abitanti di Garashi,
ottenendo in cambio l’impegno di annaffiarle e di svolgere la
“manutenzione” necessaria affinché gli alberi crescano (il mango è una
pianta che cresce molto velocemente. Si parla di circa 1 metro
all’anno). In questo modo la gente avrà delle piante “utili”, ovvero che
producono frutta commestibile, e Garashi comincerà a tornare verde, un
po’ alla volta, favorendo in questo modo il ritorno di piogge copiose in
tutta la zona. Inoltre avremo modo di “insegnare” alla gente di Garashi
come risolvere un problema, ma per sempre, non solamente per un breve
periodo (si dice che, piuttosto che regalare del pesce, è meglio
regalare una canna da pesca, ed insegnare alla gente come pescare. Solo
così si danno risorse che risolvono i problemi...). La gente sarà
sensibilizzata e responsabilizzata, sarà coinvolta attivamente alla
salvaguardia del proprio ambiente e al mantenimento di una risorsa che
qualcun altro gli ha voluto regalare.
Quindi… questa era la nostra idea. Da proporre a chi aveva voglia di
devolvere qualche soldo o di portare un aiuto alle popolazioni bisognose
(ne incontriamo tante, di brave persone che, dopo aver toccato con mano
la situazione dell’Africa appena lontano dalle zone turistiche, ci
chiedono di poter fare qualcosa, di dare delle piccole somme con la
certezza che serviranno ad aiutare qualcuno...), da portare avanti con
fiducia e pazienza con quello che noi stessi potevamo destinare a questo
progetto. Ed ora stiamo per rendere reale un’idea!
Grazie ad Antonio e
Paola, che hanno deciso di fare del loro matrimonio un’occasione davvero
speciale per aiutare il prossimo.
Si sposeranno il prossimo 25 novembre,
e stanno invitando tutti i loro amici e parenti a devolvere la somma che
sarebbe stata utilizzata per acquistare un regalo di nozze (com’è
abitudine fare) per la realizzazione di questo progetto.
Contiamo tutti
sulla generosità dei loro invitati, certi che per molti sarà anche
un’occasione per sentirsi attivi e utili alla risoluzione di un problema
in Africa!
Antonio e Paola hanno un obiettivo ambizioso e lodevole:
vorrebbero riuscire a piantare almeno 1.500 alberi di mango, e
realizzare due pozzi muniti di pompa idraulica manuale. In questo modo
anche l’approvvigionamento idrico necessario per il primo anno
all’irrigazione delle piante sarebbe più semplice (senza la pompa le
donne sono costrette a calare una tanica con una fune, e poi sollevarla
manualmente per metri e metri), e la comunità di Garashi avrebbe i primi
pozzi con pompa idraulica! Per ogni albero di mango piantato (e
trasportato fino a Garashi!) serviranno circa 4 euro. Per la
realizzazione di un pozzo, l’acquisto e l’installazione della pompa
serviranno circa 2.000 euro. In totale, quindi, vogliamo riuscire a
raccogliere circa 10.000 euro. Noi, Antonio e Paola contiamo di farcela.
E non è escluso che altri amici “viaggiatori”, che hanno già visitato Garashi con noi, non vogliano “intromettersi” in questo progetto e
renderlo più grande, più ambizioso, più importante.
Noi vi terremo sempre aggiornati sugli sviluppi. Con materiale
fotografico e con un report dettagliato periodico (ci piacerebbe potervi
riportare anche qualche intervista o commento rilasciato dagli abitanti
della zona).
Per noi è davvero una grande gioia poter raggiungere questo
obiettivo.
Ed è quindi con il cuore pieno di emozione che diciamo GRAZIE
ad Antonio e Paola, e GRAZIE a tutti i loro amici e parenti, che
contribuiranno, insieme, a realizzare un sogno per noi e un sogno per
gli abitanti di Garashi!
Per chiunque voglia ricevere informazioni
maggiori, oppure voglia contribuire a questo progetto, che vogliamo
chiamare “Verde Garashi”, scrivete a Giulia e Joseph (info@maldafrica.net).
Saremo lieti di parlare con voi, felici di dividere con voi il nostro
amore per l’Africa e il nostro desiderio di aiutare chi ha bisogno.
|