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Tra terra e cielo
di Catharina
Beretta
Un’isola senza tempo, un mondo meraviglioso che va scoperto a piccoli
passi, in silenzio, cercando di catturare ogni respiro, ogni piccola
vibrazione emessa dalla natura dominatrice e incontaminata...
Joseph nel mese di maggio scorso si è recato in Madagascar, ha visitato
il paese ed ha trascorso qualche settimana nell’incantevole e magica
isola. L’ha attraversata in lungo e in largo, inoltrandosi nelle
fitte e rigogliose foreste che si allungano fino a raggiungere le
bianche spiagge tropicali, visitandone la capitale, Antananarivo, e le
città principali, fermandosi spesso nei villaggi lungo la strada per
scambiare qualche parola con la popolazione locale, lasciandosi
letteralmente affascinare dalle tante storie e dalle leggende che gli
sono state raccontate. Il Madagascar, infatti, non è solo un paradiso
naturale ed ecologico unico al mondo, ma è anche un groviglio suggestivo
di tradizioni, cultura, usi e costumi.
Al suo ritorno, Joseph ci ha trasferito e raccontato tutto quello che ha
visto, ci ha riportato con entusiasmo le storie che ha sentito, gli
aneddoti, le avventure che ha vissuto e le piccole grandi curiosità che
lo hanno colpito. Abbiamo così deciso di coinvolgere anche voi, cari
lettori, e parlarvi di come viene vissuto uno degli aspetti più
importanti della religione e dalla vita sociale malgascia, ossia
il culto dei morti.
Secondo la cultura religiosa malgascia vi è un forte legame tra vita
e morte, legame reso ancora più solido dagli antenati e
rappresentato in maniera concreta dalle tombe. In Madagascar, infatti,
le tombe fanno parte integrante del paesaggio, vengono viste
come luoghi sacri e la terra dove vengono edificate è sacra ed
inalienabile. Le tombe rispecchiano la condizione sociale che il morto
aveva un tempo, perciò vengono costruite con estrema attenzione e
con un alto dispendio di soldi e di energie (tanto é che una tomba può
costare più dell'abitazione in cui il defunto ha trascorso la vita!).
Esse assumono caratteristiche differenti a seconda della tribù: possono
essere costruite in una solida struttura di pietra, situata parzialmente
sotto terra, a volte ricoperta da intricati legni intagliati, rifiniti
con dipinti che rappresentano scene di vita relative al morto (alcune
tribù addirittura sono solite dipingere scene esplicite di sesso per
simboleggiare la potenza e la fertilità dell'antenato).
La religione malgascia è molto vicina a quella cristiana (la
tradizione afferma l’esistenza di un solo Dio creatore dell’Universo),
anche se lo stampo resta comunque di carattere animista e molti
malgasci mescolano la fede cristiana con antichi riti, spesso rivolti
agli antenati, poiché è attraverso di loro che gli uomini pregano Dio.
Una volta morti, infatti, i defunti raggiungono una dimensione molto
vicina a quella di Dio, tanto da essere in grado di intercedere appunto
tra Dio e gli uomini. Ma perché gli antenati siano ben disposti a
svolgere questo compito, occorre che gli uomini si dedichino a loro e
salvaguardino la loro serenità attraverso la cura dei loro resti e delle
loro tombe. Ci ha spiegato Joseph che viene data grande importanza alla
cerimonia funebre.
Il funerale di una persona cara, infatti, non è considerato un
momento di lutto, ma, nonostante sia un’occasione triste, é un evento
molto importante che va celebrato con gruppi di musicisti,
banchetti, guaritori e santoni tradizionali, talvolta anche sacrifici di
zebù (la tradizionale mucca locale).
Il corpo del defunto viene lavato e avvolto in teli di seta, per poi
essere deposto nella tomba precedentemente predisposta. In alcune
tribù, inoltre, vi è l’usanza di appiccare un fuoco e bruciare
l’abitazione del morto per distruggere gli spiriti negativi, e
successivamente ricostruirne una nuova per la famiglia rimasta.
Il legame tra vivi e morti è enfatizzato da un’antica usanza, il
Famadihana. Letteralmente significa “voltare le ossa a nuova
sepoltura”, in pratica consiste nello spostare periodicamente da una
tomba ad un’altra i resti del defunto per riunirne le ossa con quelle
degli antenati e sostituirne il sudario ormai consunto. Anche il
Famadihama è considerata una cerimonia lieta, nella quale il dolore
per la perdita di un congiunto lascia spazio all’euforia di poterlo
stringere nuovamente fra le braccia, anche se solo per qualche ora.
La cerimonia ha inizio di solito nel primo pomeriggio, dopo un pasto
collettivo a base di riso e cotenna di maiale bollita. Tutti i membri
della famiglia, vestiti a festa, si avviano in processione verso la
tomba del defunto per il quale è giunto il momento di tornare sulla
terra. Giunti alla tomba, un membro anziano della famiglia si occupa di
aprire la pesante porta in cemento e i parenti, uno dopo l’altro,
entrano a recuperare le salme dei loro cari.
Il corpo del defunto (o meglio quello che ne resta) viene poi sdraiato
su una lettiga e portato in giro attraverso i luoghi in cui a vissuto;
la gente gli parla come se fosse ancora vivo, mostrandogli i cambiamenti
del villaggio, raccontandogli le novità...di fatto secondo loro il morto
può ancora sentire e vedere.
Al termine, un attimo prima che il sole tramonti, il defunto viene
restituito al suo mondo per altri quattro anni. La cerimonia,
infatti, avviene durante l'inverno, tra luglio e settembre e
generalmente dopo circa 3-5 anni (a seconda della congiunzione degli
astri), anni nei quali la famiglia del defunto ha il tempo per preparare
la festa. E’ considerata una vera e propria offesa per il defunto,
infatti, se il Famadihana viene rimandato nonostante la famiglia
sia in grado di sostenerne la spesa. Nonostante il rito risulti ai
nostri occhi un po’ insolito e ci appaia lontano dalla nostra cultura,
ciò che ci colpisce di più è sicuramente l’enorme sforzo economico che
le famiglie dei defunti compiono per onorarne la morte, e la dedizione
che impiegano nel venerare gli antenati, mantenendo sempre vivo il
legame tra vita e morte.
L’Africa mantiene vive tante, tantissime tradizioni e culti che noi,
nella nostra vita moderna, abbiamo completamente dimenticato. Peccato,
perché nel passato ci sono significati, storia e sapori che sono
patrimonio imperdibile di un popolo.
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