N° 4 | Settembre 2006

 

Afro Hair Style di Catharina Beretta

 

Lungo la facciata intonacata in calce di un edificio di Malindi, piccola cittadina sulla costa orientale del Kenya, spicca un disegno dipinto a grandi pennellate che raffigura tre visi: un ragazzo dai capelli rasati, un altro con i capelli corti che sfiorano le orecchie, una ragazza con i capelli divisi in piccole treccine aderenti alla testa che cadono sulle spalle. Una scritta in swahili indica un parrucchiere. Nella penombra del locale s’intravede una giovane ragazza seduta su uno sgabello in legno e alle sue spalle una donna che, pazientemente ma con movimenti rapidi ed esperti, realizza con i suoi lunghi capelli neri tante, fitte treccine.

 

Durante le nostre lunghe permanenze in Africa, siamo rimasti letteralmente affascinati dall’importanza che viene data all’acconciatura, dall’attenzione che viene impiegata per tagliare, legare, intrecciare, decorare e dipingere i capelli. Grazie alle preziose informazioni di Joseph, alle confidenze di alcuni amici africani, a ciò che abbiamo visto e alle ricerche che abbiamo fatto, vogliamo offrirvi, confrontando diverse tribù e le loro usanze, una panoramica di un aspetto della cultura africana dalle radici antiche e tuttavia ancora molto attuale: l’HAIR STYLIST!

 

Secondo la tradizione tribale africana ogni comunità, età, stato civile e avvenimento richiede una specifica e particolare acconciatura, che non ha solo un valore estetico, ma é un vero e proprio segno di riconoscimento, un elemento distintivo all’interno della società. E poiché l’Africa è una terra di molteplici culture, di popoli e influenze differenti, anche le tradizioni e i riti legati ai capelli sono tanti, ognuno con una caratteristica e un significato proprio. Una donna africana inizia ad occuparsi della propria bellezza in età adolescenziale, attirando così i primi sguardi interessati dei coetanei; infatti, prima di questo momento, l’acconciatura di una bambina é semplice e poco appariscente. Addirittura in alcune tribù il capo viene rasato al momento della nascita e mantenuto tale fino all’adolescenza, non solo per una scelta culturale, ma soprattutto igienica, per preservare cioè i bambini da possibili parassiti. Generalmente per le donne e gli uomini adulti il panorama delle pettinature assume un aspetto decisamente più complicato: da un capo rasato e decorato solo con colori naturali a treccine, crocchie, palline, grappoli, addirittura impalcature, costruzioni, vere e proprie sculture, ornamenti in piume, fermagli, perline...

 

A proposito della tribù dei Masaai, per esempio, ci hanno raccontato che, immediatamente dopo il parto, sia al neonato che alla madre viene rasato il capo con una rudimentale lametta e viene celebrato un rito che rappresenta l’inizio di un lungo viaggio, un viaggio che madre e figlio condivideranno e che li porterà verso una nuova vita insieme. Sempre secondo l’usanza di questa tribù, le donne portano il capo completamente rasato anche da adulte, poiché gli uomini della comunità lo riconoscono come un simbolo di grande femminilità e viene percepito come un forte richiamo alla sensualità; una scelta estetica questa dettata anche dalla possibilità di mettere in evidenza le colorate collane in perline, i pendenti e i vistosi orecchini.

 

In un’altra tribù nel deserto a nord nel Kenya, invece, la tradizione vuole che le donne che hanno appena partorito il loro primo figlio, si modellino sulla testa una cresta fatta di fango, grasso animale e ocra e che questa particolare impalcatura, di tanto in tanto “restaurata”, rimanga fino alla circoncisione del figlio o fino alla morte di un parente, momento in cui il capo viene nuovamente rasato.

 

I Mangbetu, tribù dell’Africa equatoriale, hanno una forma innaturalmente stretta e allungata della parte posteriore della testa, che esprime l’ideale di bellezza della nobiltà. Per ottenere una simile conformazione cranica, i genitori avvolgono e legano in modo incredibilmente stretto le teste dei bambini con dei nastri, e una volta adulti, soprattutto le donne enfatizzano tale effetto stringendosi i capelli con fili rigidamente intrecciati fino ad ottenere un'alta acconciatura a canestro.

 

Sicuramente chi presta molta cura alla propria pettinatura più di chiunque altro sono le donne, indipendentemente dalla tribù d’appartenenza; ma al contrario di quanto si possa credere, anche gli uomini, in alcune occasioni danno un valore e un significato particolare alle pettinature che sfoggiano. E immediatamente ci affiorano alla mente immagini di giovani guerrieri Maasai che, con portamento fiero indossano vere e proprie opere d’arte: folti capelli tinti di rosso (veri o costituiti da parrucche in peli di coda di mucca), intrecciati, legati e decorati con perline colorate e fermagli.

 

Oppure, simile all’acconciatura maschile dei Maasai, pensiamo a quella della tribù nomade dei Samburu (che in lingua swahili significa farfalla, un nome decisamente calzante per dei guerrieri così colorati, che passano gran parte del loro tempo mostrandosi e pavoneggiandosi vanitosi da un luogo all’altro!), caratterizzata da capelli legati con stringhe in sisal, ricoperti con grasso animale, ocra rossa e supportati da un pezzo di stoffa per dare alla pettinatura finale la forma di una visiera. Nonostante gli orecchini in avorio e il trucco del viso, dietro un aspetto delicato e femminile, i guerrieri Samburu nascondono coraggio e spirito incredibilmente combattivo.

 

Certo è che potremmo parlare all’infinito di tutti i modi, gli usi e gli stili delle acconciature africane, partendo da molto, molto lontano, fino ad arrivare ai giorni nostri. Oggi più che mai infatti, la moda di tutto il mondo, dall’America all’Europa, prende spunti dalla tradizione africana, spesso rivedendola e adattandola al gusto occidentale, cercando però di non perderne la particolarità e la vera essenza.