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Afro Hair Style
di Catharina
Beretta
Lungo la facciata intonacata in calce di un edificio di Malindi,
piccola cittadina sulla costa orientale del Kenya, spicca un disegno
dipinto a grandi pennellate che raffigura tre visi: un ragazzo dai
capelli rasati, un altro con i capelli corti che sfiorano le orecchie,
una ragazza con i capelli divisi in piccole treccine aderenti alla testa
che cadono sulle spalle. Una scritta in swahili indica un parrucchiere.
Nella penombra del locale s’intravede una giovane ragazza seduta su uno
sgabello in legno e alle sue spalle una donna che, pazientemente ma con
movimenti rapidi ed esperti, realizza con i suoi lunghi capelli neri
tante, fitte treccine.
Durante le nostre lunghe permanenze in Africa, siamo rimasti
letteralmente affascinati dall’importanza che viene data
all’acconciatura, dall’attenzione che viene impiegata per tagliare,
legare, intrecciare, decorare e dipingere i capelli. Grazie alle
preziose informazioni di Joseph, alle confidenze di alcuni amici
africani, a ciò che abbiamo visto e alle ricerche che abbiamo fatto,
vogliamo offrirvi, confrontando diverse tribù e le loro usanze, una
panoramica di un aspetto della cultura africana dalle radici antiche e
tuttavia ancora molto attuale: l’HAIR STYLIST!
Secondo la tradizione tribale africana ogni comunità, età, stato civile
e avvenimento richiede una specifica e particolare acconciatura, che non
ha solo un valore estetico, ma é un vero e proprio segno di
riconoscimento, un elemento distintivo all’interno della società. E
poiché l’Africa è una terra di molteplici culture, di popoli e influenze
differenti, anche le tradizioni e i riti legati ai capelli sono tanti,
ognuno con una caratteristica e un significato proprio. Una donna
africana inizia ad occuparsi della propria bellezza in età
adolescenziale, attirando così i primi sguardi interessati dei coetanei;
infatti, prima di questo momento, l’acconciatura di una bambina é
semplice e poco appariscente. Addirittura in alcune tribù il capo viene
rasato al momento della nascita e mantenuto tale fino all’adolescenza,
non solo per una scelta culturale, ma soprattutto igienica, per
preservare cioè i bambini da possibili parassiti. Generalmente per le
donne e gli uomini adulti il panorama delle pettinature assume un
aspetto decisamente più complicato: da un capo rasato e decorato solo
con colori naturali a treccine, crocchie, palline, grappoli, addirittura
impalcature, costruzioni, vere e proprie sculture, ornamenti in piume,
fermagli, perline...
A proposito della
tribù dei Masaai, per esempio, ci hanno raccontato
che, immediatamente dopo il parto, sia al neonato che alla madre viene
rasato il capo con una rudimentale lametta e viene celebrato un rito che
rappresenta l’inizio di un lungo viaggio, un viaggio che madre e figlio
condivideranno e che li porterà verso una nuova vita insieme. Sempre
secondo l’usanza di questa tribù, le donne portano il capo completamente
rasato anche da adulte, poiché gli uomini della comunità lo riconoscono
come un simbolo di grande femminilità e viene percepito come un forte
richiamo alla sensualità; una scelta estetica questa dettata anche dalla
possibilità di mettere in evidenza le colorate collane in perline, i
pendenti e i vistosi orecchini.
In un’altra tribù nel deserto a nord nel Kenya, invece, la tradizione
vuole che le donne che hanno appena partorito il loro primo figlio, si
modellino sulla testa una cresta fatta di fango, grasso animale e ocra e
che questa particolare impalcatura, di tanto in tanto “restaurata”,
rimanga fino alla circoncisione del figlio o fino alla morte di un
parente, momento in cui il capo viene nuovamente rasato.
I Mangbetu, tribù dell’Africa equatoriale, hanno una
forma
innaturalmente stretta e allungata della parte posteriore della testa,
che esprime l’ideale di bellezza della nobiltà. Per ottenere una simile
conformazione cranica, i genitori avvolgono e legano in modo
incredibilmente stretto le teste dei bambini con dei nastri, e una volta
adulti, soprattutto le donne enfatizzano tale effetto stringendosi i
capelli con fili rigidamente intrecciati fino ad ottenere un'alta
acconciatura a canestro.
Sicuramente chi presta molta cura alla propria pettinatura più di
chiunque altro sono le donne, indipendentemente dalla tribù
d’appartenenza; ma al contrario di quanto si possa credere, anche gli
uomini, in alcune occasioni danno un valore e un significato particolare
alle pettinature che sfoggiano. E immediatamente ci affiorano alla mente
immagini di giovani guerrieri Maasai che, con portamento fiero indossano
vere e proprie opere d’arte: folti capelli tinti di rosso (veri o
costituiti da parrucche in peli di coda di mucca), intrecciati, legati e
decorati con perline colorate e fermagli.
Oppure, simile all’acconciatura maschile dei Maasai, pensiamo a quella
della tribù nomade dei Samburu (che in lingua swahili significa
farfalla, un nome decisamente calzante per dei guerrieri così colorati,
che passano gran parte del loro tempo mostrandosi e pavoneggiandosi
vanitosi da un luogo all’altro!), caratterizzata da capelli legati con
stringhe in sisal, ricoperti con grasso animale, ocra rossa e supportati
da un pezzo di stoffa per dare alla pettinatura finale la forma di una
visiera. Nonostante gli orecchini in avorio e il trucco del viso, dietro
un aspetto delicato e femminile, i guerrieri Samburu nascondono coraggio
e spirito incredibilmente combattivo.
Certo è che potremmo parlare all’infinito di tutti i modi, gli usi e gli
stili delle acconciature africane, partendo da molto, molto lontano,
fino ad arrivare ai giorni nostri. Oggi più che mai infatti, la moda di
tutto il mondo, dall’America all’Europa, prende spunti dalla tradizione
africana, spesso rivedendola e adattandola al gusto occidentale,
cercando però di non perderne la particolarità e la vera essenza.
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