N° 4 | Settembre 2006

 

Il rinoceronte di Joseph Ngala

 

Siamo alle pendici del più grande cratere vulcanico al mondo, una caldera che si estende per 17 km di diametro sul bordo della Rift Valley nel sud-est della Tanzania. Il cratere Ngorongoro sembra un’incredibile arca di Noé che vanta la più alta concentrazione di mammiferi, uccelli, rettili ed insetti. Un panorama che davvero ricorda la terra all’inizio della creazione, una vegetazione verde e lussureggiante, tra cui spicca un laghetto azzurro e limpido colorato di rosa da migliaia di fenicotteri, un pezzo di savana racchiuso tra pareti alte ben 700 mt. La jeep percorre lentamente i sentieri polverosi destando curiosità e un certo stato di allerta nelle mandrie d’erbivori che pascolano placidamente sul fondo del cratere. Qualcuno alza oziosamente la testa, muovendo avanti e indietro le orecchie, altri preferiscono allontanarsi di qualche metro, non si sa mai...!

 

Improvvisamente in lontananza si nota una macchia, difficile da distinguere da quella distanza, per chi non è esperto come me, che da anni ho l’occhio “allenato”, ma avvicinandosi il più silenziosamente possibile l’immagine diventa sempre più chiara: una grossa, enorme femmina di rinoceronte nero che si muove nervosamente tra la vegetazione, agitando il capo e alzando le grosse narici per fiutare nel vento. Eppure intorno, tutto è tranquillo...Ma allora che cosa sta rendendo inquieto questo rinoceronte?! Finalmente lo si scopre. Il suo piccolo si è allontanato troppo e, nonostante sia prossimo all’indipendenza, potrebbe trovarsi di colpo in pericolo, i leoni sono sempre in agguato. Ma ecco che madre e figlio s’incontrano, le teste si avvicinano teneramente e i corni si sfiorano delicatamente in scambio d’affetto. Non ci si aspetta proprio un atteggiamento tanto amorevole da un così grande e vigoroso animale! Tanto più da un rinoceronte nero, considerato decisamente molto meno affettuoso del suo “parente” bianco.

 

Caratteristiche

Il rinoceronte è un animale abitudinario, regolato da una routine quotidiana tutt’altro che eccitante. Se ad esempio trova una pozza d’acqua nella quale sguazzare (una delle sue attività preferite per difendersi dalla calura africana!), il rinoceronte percorre tutti i giorni lo stesso tragitto per ritornarvi. Poco sociale, anzi talvolta addirittura solitario, il rinoceronte passa gran parte del tempo a brucare erba, strappare cespugli o ricercare radici. Addirittura, si è osservato che il rinoceronte nero è l’unico che riesce a nutrirsi di euforia, una pianta ricca di un liquido velenoso e irritante anche per l’uomo. Dopo aver mangiato ama dormire in profonde buche polverose e rotolarsi nel fango; anche se non sembra, infatti, la pelle del rinoceronte è molto sensibile, soprattutto alle punture degli insetti, ecco perché si ricoprono di fango, per crearsi una vera e propria corazza. Non solo, ma rotolarsi nel fango è una vera e propria cura di bellezza che gli garantisce una pelle elastica e resistente!

Le dimensioni, l’aspetto e lo stesso nome altisonante del rinoceronte nero (Diceros bicornis), così come di quello bianco (Ceratotherium simum) evocano immagini primitive di dinosauri e mostri d’epoche passate, ma quando si impara a conoscerlo emergono immediatamente altre caratteristiche, quali la sue forte personalità, l’adattabilità, la sua individualità e il coraggio, nonché l’attenzione nei confronti dei suoi piccoli. Ricordiamoci però che, se minacciato, in particolare il rinoceronte nero non esita a diventare aggressivo e molto pericoloso. Ed è proprio questo lato del suo carattere che, se da una parte risulta efficace nell’intimidire i predatori, dall’altra è stato e purtroppo continua ad essere la rovina di molti rinoceronti cacciati dai bracconieri. Se ci si pensa, infatti, diventa più facile abbattere un bestione di queste dimensioni, se è lui stesso a gettarsi incontro al fucile!

 

Già! ...Il bracconaggio…una piaga che sta portando molti animali della savana all’estinzione. Il motivo?! Nel caso del rinoceronte naturalmente il corno, anzi i corni. Due sono i principali mercati interessati al corno del rinoceronte: quello orientale, prima di tutto perché gli viene riconosciuta una proprietà afrodisiaca (per la cronaca, assolutamente infondata!) e poi perché spesso viene utilizzato nei medicinali come rimedio ad alcuni disturbi femminili o encefalite; e il mercato arabo, interessato al corno per la produzione di sciabole e pugnali. Eppure quei due bellissimi e lunghi corni non sono stati creati per poi essere rubati dall’uomo, ma per proteggere il rinoceronte, per permettergli di difendersi!

 

Forse non tutti sanno che…

Tra gli anni ottanta e novanta, alcuni ranger e biologi della Direzione Statale per la conservazione della natura, in Namibia, avevano proposto e intrapreso una strategia, a lungo dibattuta e anche contestata, volta alla salvaguardia dei rinoceronti. Essi sostenevano che, poiché i bracconieri uccidono per il corno, il problema poteva essere risolto eliminando l’oggetto conteso. Venivano organizzate quindi delle spedizioni, durante le quali abili uomini bianchi sparavano agli esemplari più giovani narcotizzandoli e, armati di scintillanti seghe tagliavano entrambe i corni, rinchiudendoli in sacchi e portandoli via con sé. Ma con il passare del tempo si è scoperto che, poiché parte del corno rimaneva, questo ricresceva, anche di 6 cm all’anno, rendendo in questo modo assolutamente vano il tentativo di “proteggere” i rinoceronti. Non solo, ma in Zimbabwe ad esempio i cacciatori hanno risposto con un’azione di forza, massacrando anche i rinoceronti già mutilati. Così sono state intraprese altre strade. Fino a poco tempo fa si credeva che l’unica altra alternativa alla morte per bracconaggio, fosse la prigionia nelle gabbie degli zoo. Poi per fortuna è stata trovata una soluzione decisamente migliore che, ad oggi, sembra ottenere risultati confortanti. L’associazione inglese Born Free Fondation, in Kenya, con l’appoggio totale del governo, ha creato una riserva all’interno del Parco dello Tsavo Ovest, destinata alla salvaguardia dei rinoceronti che, controllati 24 su 24, possono muoversi in totale libertà, riprodursi e, quel che più conta, vivere in totale sicurezza. Tra l’altro, recentemente, ci si è accorti che anche altri animali, tra cui leoni e giraffe, “usufruiscono” di quest’oasi tranquilla, entrando e uscendo a piacimento dalla recinzione!

 

Vi lascio svelandovi una piccola curiosità: il rinoceronte bianco non è affatto bianco, e quello nero in realtà non è nero! Entrambi hanno una colorazione grigia, ma sembra che l’appellativo “bianco”, white in inglese, abbia avuto origine da un’errata interpretazione del termine boero “weit”, largo, riferito al muso dell’animale. Di conseguenza, il rinoceronte nero è stato soprannominato così per differenziarlo da quello bianco appunto.