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Il rinoceronte
di Joseph Ngala
Siamo alle pendici del più grande cratere vulcanico al mondo, una
caldera che si estende per 17 km di diametro sul bordo della Rift Valley
nel sud-est della Tanzania. Il cratere Ngorongoro sembra
un’incredibile arca di Noé che vanta la più alta concentrazione di
mammiferi, uccelli, rettili ed insetti. Un panorama che davvero ricorda
la terra all’inizio della creazione, una vegetazione verde e
lussureggiante, tra cui spicca un laghetto azzurro e limpido colorato di
rosa da migliaia di fenicotteri, un pezzo di savana racchiuso tra pareti
alte ben 700 mt. La jeep percorre lentamente i sentieri polverosi
destando curiosità e un certo stato di allerta nelle mandrie d’erbivori
che pascolano placidamente sul fondo del cratere. Qualcuno alza
oziosamente la testa, muovendo avanti e indietro le orecchie, altri
preferiscono allontanarsi di qualche metro, non si sa mai...!
Improvvisamente in lontananza si nota una macchia, difficile da
distinguere da quella distanza, per chi non è esperto come me, che da
anni ho l’occhio “allenato”, ma avvicinandosi il più silenziosamente
possibile l’immagine diventa sempre più chiara: una grossa, enorme
femmina di rinoceronte nero che si muove nervosamente tra la
vegetazione, agitando il capo e alzando le grosse narici per fiutare nel
vento. Eppure intorno, tutto è tranquillo...Ma allora che cosa sta
rendendo inquieto questo rinoceronte?! Finalmente lo si scopre. Il suo
piccolo si è allontanato troppo e, nonostante sia prossimo
all’indipendenza, potrebbe trovarsi di colpo in pericolo, i leoni sono
sempre in agguato. Ma ecco che madre e figlio s’incontrano, le teste si
avvicinano teneramente e i corni si sfiorano delicatamente in scambio
d’affetto. Non ci si aspetta proprio un atteggiamento tanto amorevole da
un così grande e vigoroso animale! Tanto più da un rinoceronte nero,
considerato decisamente molto meno affettuoso del suo “parente” bianco.
Caratteristiche
Il rinoceronte è un animale abitudinario, regolato da una routine
quotidiana tutt’altro che eccitante. Se ad esempio trova una pozza
d’acqua nella quale sguazzare (una delle sue attività preferite per
difendersi dalla calura africana!), il rinoceronte percorre tutti i
giorni lo stesso tragitto per ritornarvi. Poco sociale, anzi talvolta
addirittura solitario, il rinoceronte passa gran parte del tempo a
brucare erba, strappare cespugli o ricercare radici. Addirittura, si
è osservato che il rinoceronte nero è l’unico che riesce a nutrirsi di
euforia, una pianta ricca di un liquido velenoso e irritante anche per
l’uomo. Dopo aver mangiato ama dormire in profonde buche polverose e
rotolarsi nel fango; anche se non sembra, infatti, la pelle del
rinoceronte è molto sensibile, soprattutto alle punture degli insetti,
ecco perché si ricoprono di fango, per crearsi una vera e propria
corazza. Non solo, ma rotolarsi nel fango è una vera e propria cura
di bellezza che gli garantisce una pelle elastica e resistente!
Le dimensioni, l’aspetto e lo stesso nome altisonante del rinoceronte
nero (Diceros bicornis), così come di quello bianco (Ceratotherium simum)
evocano immagini primitive di dinosauri e mostri d’epoche passate, ma
quando si impara a conoscerlo emergono immediatamente altre
caratteristiche, quali la sue forte personalità, l’adattabilità, la sua
individualità e il coraggio, nonché l’attenzione nei confronti dei suoi
piccoli. Ricordiamoci però che, se minacciato, in particolare il
rinoceronte nero non esita a diventare aggressivo e molto pericoloso.
Ed è proprio questo lato del suo carattere che, se da una parte risulta
efficace nell’intimidire i predatori, dall’altra è stato e purtroppo
continua ad essere la rovina di molti rinoceronti cacciati dai
bracconieri. Se ci si pensa, infatti, diventa più facile abbattere un
bestione di queste dimensioni, se è lui stesso a gettarsi incontro al
fucile!
Già! ...Il bracconaggio…una piaga che sta portando molti animali
della savana all’estinzione. Il motivo?! Nel caso del rinoceronte
naturalmente il corno, anzi i corni. Due sono i principali mercati
interessati al corno del rinoceronte: quello orientale, prima di tutto
perché gli viene riconosciuta una proprietà afrodisiaca (per la cronaca,
assolutamente infondata!) e poi perché spesso viene utilizzato nei
medicinali come rimedio ad alcuni disturbi femminili o encefalite; e il
mercato arabo, interessato al corno per la produzione di sciabole e
pugnali. Eppure quei due bellissimi e lunghi corni non sono stati creati
per poi essere rubati dall’uomo, ma per proteggere il rinoceronte, per
permettergli di difendersi!
Forse non tutti sanno che…
Tra gli anni ottanta e novanta, alcuni ranger e biologi della Direzione
Statale per la conservazione della natura, in Namibia, avevano proposto
e intrapreso una strategia, a lungo dibattuta e anche contestata, volta
alla salvaguardia dei rinoceronti. Essi sostenevano che, poiché i
bracconieri uccidono per il corno, il problema poteva essere risolto
eliminando l’oggetto conteso. Venivano organizzate quindi delle
spedizioni, durante le quali abili uomini bianchi sparavano agli
esemplari più giovani narcotizzandoli e, armati di scintillanti seghe
tagliavano entrambe i corni, rinchiudendoli in sacchi e portandoli via
con sé. Ma con il passare del tempo si è scoperto che, poiché parte del
corno rimaneva, questo ricresceva, anche di 6 cm all’anno, rendendo in
questo modo assolutamente vano il tentativo di “proteggere” i
rinoceronti. Non solo, ma in Zimbabwe ad esempio i cacciatori hanno
risposto con un’azione di forza, massacrando anche i rinoceronti già
mutilati. Così sono state intraprese altre strade. Fino a poco tempo fa
si credeva che l’unica altra alternativa alla morte per bracconaggio,
fosse la prigionia nelle gabbie degli zoo. Poi per fortuna è stata
trovata una soluzione decisamente migliore che, ad oggi, sembra ottenere
risultati confortanti. L’associazione inglese Born Free Fondation, in
Kenya, con l’appoggio totale del governo, ha creato una riserva
all’interno del Parco dello Tsavo Ovest, destinata alla salvaguardia dei
rinoceronti che, controllati 24 su 24, possono muoversi in totale
libertà, riprodursi e, quel che più conta, vivere in totale sicurezza.
Tra l’altro, recentemente, ci si è accorti che anche altri animali, tra
cui leoni e giraffe, “usufruiscono” di quest’oasi tranquilla, entrando e
uscendo a piacimento dalla recinzione!
Vi lascio svelandovi una piccola curiosità: il rinoceronte bianco
non è affatto bianco, e quello nero in realtà non è nero! Entrambi hanno
una colorazione grigia, ma sembra che l’appellativo “bianco”, white in
inglese, abbia avuto origine da un’errata interpretazione del termine
boero “weit”, largo, riferito al muso dell’animale. Di conseguenza, il
rinoceronte nero è stato soprannominato così per differenziarlo da
quello bianco appunto.

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