N° 3 | Luglio 2006

 

Lo gnu di Joseph Ngala

 

Caratteristiche

Secondo una leggenda africana lo gnu sarebbe il risultato dell’incrocio di differenti specie di animali (certo non si può negare che sia decisamente poco attraente!); lo gnu ha zampe alte ed esili, come quelle dell’antilope, la testa grande e allungata, gli occhi distanti e sporgenti, dei baffi che sembrano dividere il muso in due e una lunga barba bianca, corna corte, appuntite e ricurve verso l’alto, simili a quelle del bovino; la linea della schiena che dal petto e dalle spalle forti e massicce scende alla parte posteriore, è visibilmente più bassa, quasi non riuscisse a sostenere tutto il suo peso; il pelo é raso dalle tonalità del marrone scuro e grigio, con una criniera più folta attorno al collo e la coda lunga come il cavallo.

Gli stessi suoi movimenti risultano poco aggraziati, a volte addirittura buffi! Si dice che nella stagione degli amori, per impressionare le femmine del gruppo, essi compiano delle piccole coreografie, correndo in cerchio, sollevando nubi di polvere e scuotendo la testa come se fossero impazziti. A dire la verità a volte sembra che in loro ci sia soltanto la voglia di sgranchirsi le gambe! La forza e la tattica di difesa degli gnu, che spesso li salva dagli attacchi dei predatori, sta non solo nell’unione del branco e quindi nella fuga di gruppo, ma anche nell’agilità della loro corsa. Se osserviamo uno gnu in fuga, che so, magari da un leone, si noteranno i suoi scatti veloci e repentini e il movimento a zig zag, quasi come un giocatore di calcio mentre scarta gli avversari!

Lo gnu è un animale molto territoriale e vive in branchi numerosi, costituiti anche da decine e decine d’esemplari, tra maschi adulti, giovani e femmine.

Una delle curiosità che riguardano questo animale è che i gruppi di gnu che si formano, restano invariati per tutta la vita, e se un intruso cerca di entrare nel territorio altrui, immediatamente viene cacciato a colpi di corna.

Una particolarità degli gnu che non tutti conoscono, è la capacità di sincronizzare tra di loro il momento del parto. Incredibilmente, nell’arco di tre settimane tutte le femmine gravide danno alla luce quasi simultaneamente i loro piccoli; condizione essenziale però è che nei dintorni non ci siano pericoli in agguato. Addirittura le femmine, per proteggere i loro piccoli e tenerli il più al sicuro possibile, se vengono sorprese da un predatore durante il parto, riescono ad interromperlo e a riprendere non appena sane e salve. Da non credere…

 

Forse non tutti sanno che…

Dovete sapere che il numero di gnu che popolano le praterie africane è molto alto. Questo porta ai pastori e agli allevatori nomadi che vivono ai confini dei parchi un fastidioso svantaggio, ma per fortuna anche un importante beneficio. Se da una parte, infatti, il bestiame deve dividere l’approvvigionamento d’erba fresca e d’acqua con i suoi “parenti” gnu, dall’altra, forse non tutti sanno che gli allevatori hanno la possibilità di catturare facilmente una o più femmine di gnu e usare il loro latte per nutrire i vitelli, permettendosi così di poter usufruire personalmente del latte vaccino.

Purtroppo ancora una volta l’uomo rientra tra le cause principali del rischio d’estinzione di una specie animale; ma non tanto per ciò che vi ho appena accennato, ma per colpa dei numerosi bracconieri, che seguono le mandrie di gnu per poi ucciderli e commerciarne la carne, o conservarne delle parti come trofei di caccia.

A proposito di gnu, non posso di certo non parlarvi di quello che è considerato lo spettacolo più strabiliante e impressionante della savana, l’attrazione per eccellenza che affascina tutti i turisti, ossia la migrazione degli erbivori. Ogni anno, nello stesso periodo, gnu, zebre e antilopi, s’incontrano e partono per un viaggio che li porterà dalle aride distese asciugate dal sole del Serengheti in Tanzania, al parco del Masai Mara in Kenya (e viceversa a seconda del periodo) alla ricerca d’acqua e cibo. Vi assicuro che trovarsi in mezzo ad una tale immensa moltitudine di animali, tutti diretti nelle stessa direzione, fiancheggiare con la jeep una colonna di gnu, lunga addirittura 16 km che si perde oltre l’orizzonte, osservare i loro comportamenti ed ammirarne i movimenti lenti, ma continui, è incredibilmente emozionante!

A questo punto mi viene in mente una curiosità che riguarda proprio la migrazione: assistendo a questo spettacolare esodo, infatti, vi capiterà di udire un particolare suono, profondo e regolare, che rompe il silenzio della savana. Sono gli gnu che emettono un canto come per battere il ritmo di marcia, un canto che serve come punto di riferimento e li accompagna durante tutto il loro lungo cammino.

Ma la migrazione non è soltanto una straordinaria manifestazione della natura, uno spettacolo che affascina e stupisce i turisti. E’ un evento che va vissuto anche come un viaggio per la sopravvivenza, un viaggio ricco di insidie, che solo gli individui più forti, (e direi anche fortunati!), possono portare a termine; un percorso che spesso diventa teatro di terribili scene di dolore e morte. Tutti gli erbivori per spostarsi dal Kenya alla Tanzania, devono attraversare il fiume Mara, scendere dalle ripidi sponde e nuotare verso la salvezza. Ma il fiume nasconde tra le sue torbide acque centinaia di coccodrilli affamati, pronti ad attaccare e uccidere senza pietà. Mi è capitato diverse volte, durante i safari, di assistere a questo spettacolo, e ogni volta mi fa davvero provare sensazioni a metà tra la curiosità e la pena per il “povero” gnu che perde la propria vita …vedere gli gnu o le zebre disperati, spinti dalla fame, lanciarsi nel fiume e rischiare di essere catturati dai coccodrilli, o scorgere nella confusione un piccolo che spaventato e insicuro si getta nell’acqua e lotta per la sopravvivenza sotto gli occhi impotenti della madre… Si tratta di selezione naturale, mi dico, una cruda e violenta selezione che si compie da sempre e rientra in un equilibrio tra le specie animali che noi uomini probabilmente non siamo in grado di comprendere fino in fondo, ma fa sempre uno strano effetto.

Entrare in questo mondo è un po’ come fare un salto indietro alle origini, quando la natura e i suoi abitanti erano regolati da leggi invisibili che ne permettevano la convivenza.

Assistere, durante un safari, a scene di caccia o ad eventi regolati da “meccanismi naturali ed istintivi” (ad esempio un cucciolo abbandonato dalla madre perché troppo debole) fa comprendere quanto grande sia la forza della natura selvaggia, la lotta per la sopravvivenza, la vita, la morte. Le regole della savana coinvolgono chiunque ne entri in contatto. Sicuramente é anche in questi aspetti che l’Africa si rivela una terra unica e speciale, una terra dove gli eventi e la natura dominano l’uomo, una terra dove le regole non vengono dettate (almeno una volta!) dall’uomo, dalla tecnologia, dal progresso, una terra dove, al contrario, tutto si ripete e si compie da secoli, come la natura vuole.