N° 2 | Maggio 2006

 

I ragazzi diventano Uomini! di Catharina Beretta

 

In questo spazio, che abbiamo deciso di dedicare alle tradizioni e alle leggende africane, vogliamo dividere con voi le nostre conoscenze acquisite durante i nostri numerosi viaggi attraverso le meravigliose terre africane, attraverso letture fatte (e tuttora in corso!), le ricerche, le appassionanti storie, le leggende e i racconti di Joseph e degli amici kenioti.

Espressione di una tradizione decisamente forte anche oggi, in Africa, sono le numerose tribù che caratterizzano la società africana. Appartenere ad una tribù, infatti, è ancora un elemento molto importante per l’identità personale, e ogni tribù ha i suoi usi e costumi, i suoi riti e le sue leggende. Come ci racconta Ronald, il padre ultranovantenne di Joseph, le celebrazioni all’interno di una comunità non si svolgono solo in occasioni felici, come ad esempio la nascita di un individuo, la fine della pubertà, il matrimonio, ma anche per commemorare la morte, per onorare i cambiamenti di stagione e per invocare le divinità. Qualsiasi evento straordinario va festeggiato!

Abbiamo deciso di riportarvi uno dei tanti racconti che ci hanno colpito particolarmente: il rito di passaggio dalla giovinezza all’età adulta per i giovani africani. Un rito che sicuramente visto con gli occhi europei è molto difficile da comprendere o condividere, forse impossibile, ma che nella società africana è ancora considerato un momento sacro, particolarmente delicato ed importante per la comunità, poiché comporta l’acquisizione delle responsabilità morali e sociali di un individuo adulto.

In occasione di una delle nostre visite alla famiglia di Joseph, un pomeriggio ci siamo seduti all’ombra di un albero e Ronald ha iniziato a raccontare...

...ci spiega che il rituale d’iniziazione dei ragazzi, si diversifica in una fase individuale e una collettiva.

Durante l’iniziazione individuale i giovani uomini vengono separati dalle madri e dal resto del villaggio e, spesso mascherati, come a rappresentare una sorta di rapimento, vengono portati dai membri anziani della tribù in un rifugio, nel quale dovranno trascorrere qualche giorno a digiuno completo, senza poter curare il proprio corpo né parlare con qualcuno.

La fase centrale del rituale consiste nella trasformazione fisica vera e propria, imprimendo sul corpo, a seconda della tribù d’appartenenza, tagli che lasceranno evidenti cicatrici, buchi nei lobi delle orecchie o nelle labbra e ferite, che serviranno, secondo le credenze popolari, per essere riconosciuti nell’aldilà dai propri antenati. Ma soprattutto viene praticata la circoncisione. Fino alla pubertà infatti i bambini sono considerati esseri bisessuali e acquistano la loro identità sessuale solo dopo l’asportazione del prepuzio, considerato un elemento femminile nell’uomo. La pratica è molto dolorosa, ma la stessa sopportazione del dolore è una prova da superare per entrare nel mondo degli adulti.

Quindi i ragazzi vengono rifocillati con abbondante cibo e rimessi in forze per poter essere sottoposti ad ulteriori prove di coraggio e resistenza che, si dice, aumentino la fertilità.

A questo punto i “novelli uomini” ricevono dai membri più anziani degli insegnamenti morali ed etici e il patrimonio delle tradizioni della tribù d’appartenenza (miti, storie, canti, danze, preghiere) indispensabili per una vita adulta di comunità.

Infine, durante la fase collettiva del rituale d’iniziazione, i giovani vengono lavati e cosparsi di pitture rosse (simbolo di forza) e riportati nel villaggio per festeggiare l’evento con musica, balli e canti insieme a tutta la comunità.

Oggi, ci confessa Ronald, gran parte delle celebrazioni e dei rituali tradizionali è completamente scomparsa: il progresso, lo sviluppo e l’avanzamento della cultura europea modificano in maniera radicale anche l’Africa più nera. Nelle tribù gli anziani di oggi non praticano più alcun rito o seguono antiche usanze, influenzati anch’essi dall’avvento di una nuova cultura, e le foreste dove segretamente venivano praticate lasciano il posto a nuovi villaggi e campi coltivati.

A questo proposito ci teniamo a dirvi che se decidete di fare un viaggio attraverso le terre africane, di non aspettarvi danze propiziatorie, riti segreti, stregonerie o funzioni religiose. La maggior parte delle antiche tradizioni rimane solo come leggenda e costituisce un patrimonio culturale che viene tramandato oralmente e che spesso non trova alcun riscontro nella realtà.

Eppure, secondo noi, anche questi racconti, attuali o superati che siano, reali o frutto della fantasia popolare, rendono l’Africa una terra davvero affascinante e piena di mistero.

 

Le foto che trovate qui a fianco sono state tratte dal libro "african ceremonies" di Carol Beckwith e Angela Fisher, Ed. "the concise".