N° 11 | Dicembre 2007

 

L’educazione attraverso i proverbi africani! di Catharina Beretta

 

I figli quando crescono, portano con sé l’esigenza di crescere bene, per far parte in modo efficiente del mondo della comunità. Ciò comporta per gli adulti e gli anziani importanti doveri a tutela dei giovani. Il primo dovere è quello di assicurare loro una buona educazione, insegnando la via per una felicità personale e collettiva.

 

L’infanzia è considerata un periodo molto difficile, tanto più che in africa i bambini diventano adulti molto velocemente, e portano importanti responsabilità sociali decisamente prima rispetto a noi.

 

Intorno ai 10 anni ad esempio, i ragazzi imparano a costruire le capanne, a portare fucili o lance per la caccia e ad avvicinare le prime ragazze. Dal canto loro le ragazze hanno già imparato a cucinare e a svolgere i lavori domestici, nonché talvolta coltivare piccoli appezzamenti di terra. L’educazione tradizionale è molto legata alle differenze sessuali. Ancora bambini, ragazzi e ragazze vengono separati nel processo educativo e, mentre le bambine ricevono gli insegnamenti dalle madri, zie, e sorelle, i bambini vanno in compagnia dei maschi. Le bambine imparano l’etica della maternità, della dolcezza e della buona cucina, i bambini della forza e del lavoro. A tal proposito una curiosità rivela che i maschi non imparano mai a cucinare, perché, in molte tribù, se un ragazzino viene sorpreso ad entrare in cucina, si sospetta possa avere un carattere immorale che potrebbe portarlo in futuro ad essere un goloso o addirittura un ladro. Il difficile percorso dall’infanzia all’età adulta è segnato da importanti riti d’iniziazione che indicano con quale fatica l’uomo arriva dall’infanzia all’età adulta.

 

Secondo la tradizione Venga (una popolazione dell’Africa del sud) il neonato non è considerato una vera e propria persona finché non spuntano i primi dentini.

Ciò significa che, se il bambino scompare, i Venga non lo piangono, perché non essendo una persona nel senso più stretto del termine, egli non ha ancora un legame con i viventi. Per donare valore al neonato e considerarlo quindi persona, bisogna metterlo in relazione con gli antenati e con il padre (ad esempio immergendolo nel sudore del padre, assegnandogli il nome di un antenato o ancora presentarlo alla terra esponendolo alla luna e alla pioggia). Il bambino viene lasciato crescere e intorno ai 10 anni è già in grado di intendere e di volere, ecco perché gli adulti cominciano ad assegnargli piccole responsabilità, come la guardia del bestiame.

Con il raggiungimento della pubertà il ragazzo viene progressivamente allontanato dalla madre e inserito nella collettività attraverso riti e meccanismi pratici.

Tuttavia egli è ancora considerato incompleto, non maturo intellettualmente e si pensa che viva ancora nell’oscurità. La sua crescita si completa piano piano, attraverso il contatto con gli altri, con la comunità. Infine, istruito dalle leggi degli anziani, il ragazzo è pronto per procreare. Crescendo nella vita adulta l’uomo vede crescere il suo bestiame; questo gli consente di sposarsi come vuole e mettere al mondo tanti figli quanti ne desidera. Fino alla vecchiaia. Diventando vecchio l’uomo diventa simbolo di saggezza e diventa guardiano delle tradizioni. Morto, egli accede al mondo degli antenati e resta legato ai viventi, sui quali veglia, attraverso lo spirito. L’insieme di tutti questi processi di crescita e di evoluzione, determinano i principi educativi tradizionali.

 

Tratti dal libro “L’Africa che canta la vita” di Jonas Shamuana Mabenga, vogliamo leggere con voi alcuni proverbi africani che spiegano l’importanza delle regole e dell’educazione nella crescita dei figli.

 

Crema e latte provengono da una sola fonte; però, dopo aver scremato il latte, se ne può ottenere il burro. (Burkina Faso)

Staad indicare che le persone provengono da una sola fonte, i genitori; ma le loro personalità ed i loro comportamenti divengono secondo l’educazione ricevuta.

 

Un legno secco fa bruciare un legno verde (Tanzania)

 

L’erba secca fa bruciare l’erba umida (Senegal)

Le responsabilità hanno delle conseguenze sui più piccoli; sono i genitori che danno un indirizzo di vita ai figli.

 

L’ira di una madre non dura mai più di una notte (Burundi).

Una madre deve saper perdonare i propri figli, in modo pronto ed infinito. Si pensa spesso alla madre come incarnazione della tenerezza della famiglia.

 

Il vento non rompe mai un albero che sa piegarsi (Tanzania).

Significa che un ragazzo ben educato sin da piccolo saprà affrontare qualunque difficoltà della vita.

 

Il bastone schiaccia l’osso, ma non schiaccia il difetto (Rwanda)

Per essere buona ed efficace l’educazione deve essere condotta con dolcezza.