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L’educazione
attraverso i proverbi africani!
di Catharina
Beretta
I figli quando crescono, portano con sé l’esigenza di crescere
bene, per far parte in modo efficiente del mondo della comunità. Ciò
comporta per gli adulti e gli anziani importanti doveri a tutela dei
giovani. Il primo dovere è quello di assicurare loro una buona
educazione, insegnando la via per una felicità personale e collettiva.
L’infanzia è considerata un periodo molto difficile, tanto più che in
africa i bambini diventano adulti molto velocemente, e portano
importanti responsabilità sociali decisamente prima rispetto a noi.
Intorno ai 10 anni ad esempio, i ragazzi imparano a costruire le
capanne, a portare fucili o lance per la caccia e ad avvicinare le prime
ragazze. Dal canto loro le ragazze hanno già imparato a cucinare e a
svolgere i lavori domestici, nonché talvolta coltivare piccoli
appezzamenti di terra. L’educazione tradizionale è molto legata alle
differenze sessuali. Ancora bambini, ragazzi e ragazze vengono separati
nel processo educativo e, mentre le bambine ricevono gli insegnamenti
dalle madri, zie, e sorelle, i bambini vanno in compagnia dei maschi. Le
bambine imparano l’etica della maternità, della dolcezza e della buona
cucina, i bambini della forza e del lavoro. A tal proposito una
curiosità rivela che i maschi non imparano mai a cucinare, perché, in
molte tribù, se un ragazzino viene sorpreso ad entrare in cucina, si
sospetta possa avere un carattere immorale che potrebbe portarlo in
futuro ad essere un goloso o addirittura un ladro. Il difficile percorso
dall’infanzia all’età adulta è segnato da importanti riti d’iniziazione
che indicano con quale fatica l’uomo arriva dall’infanzia all’età
adulta.
Secondo la tradizione Venga (una popolazione dell’Africa del
sud) il neonato non è considerato una vera e propria persona finché non
spuntano i primi dentini.
Ciò significa che, se il bambino scompare, i
Venga non lo piangono, perché non essendo una persona nel senso più
stretto del termine, egli non ha ancora un legame con i viventi. Per
donare valore al neonato e considerarlo quindi persona, bisogna metterlo
in relazione con gli antenati e con il padre (ad esempio immergendolo
nel sudore del padre, assegnandogli il nome di un antenato o ancora
presentarlo alla terra esponendolo alla luna e alla pioggia). Il bambino
viene lasciato crescere e intorno ai 10 anni è già in grado di intendere
e di volere, ecco perché gli adulti cominciano ad assegnargli piccole
responsabilità, come la guardia del bestiame.
Con il raggiungimento
della pubertà il ragazzo viene progressivamente allontanato dalla madre
e inserito nella collettività attraverso riti e meccanismi pratici.
Tuttavia egli è ancora considerato incompleto, non maturo
intellettualmente e si pensa che viva ancora nell’oscurità. La sua
crescita si completa piano piano, attraverso il contatto con gli altri,
con la comunità. Infine, istruito dalle leggi degli anziani, il ragazzo
è pronto per procreare. Crescendo nella vita adulta l’uomo vede crescere
il suo bestiame; questo gli consente di sposarsi come vuole e mettere al
mondo tanti figli quanti ne desidera. Fino alla vecchiaia. Diventando
vecchio l’uomo diventa simbolo di saggezza e diventa guardiano delle
tradizioni. Morto, egli accede al mondo degli antenati e resta legato ai
viventi, sui quali veglia, attraverso lo spirito. L’insieme di tutti
questi processi di crescita e di evoluzione, determinano i principi
educativi tradizionali.
Tratti dal libro “L’Africa che canta la vita” di Jonas Shamuana Mabenga, vogliamo leggere con voi alcuni proverbi
africani che spiegano l’importanza delle regole e dell’educazione nella
crescita dei figli.
Crema e latte provengono da una sola fonte; però,
dopo aver scremato il latte, se ne può ottenere il burro. (Burkina Faso)
Staad indicare che le persone provengono da una sola fonte, i genitori;
ma le loro personalità ed i loro comportamenti divengono secondo
l’educazione ricevuta.
Un legno secco fa bruciare un legno verde
(Tanzania)
L’erba secca fa bruciare l’erba umida (Senegal)
Le
responsabilità hanno delle conseguenze sui più piccoli; sono i genitori
che danno un indirizzo di vita ai figli.
L’ira di una madre non dura mai
più di una notte (Burundi).
Una madre deve saper perdonare i propri
figli, in modo pronto ed infinito. Si pensa spesso alla madre come
incarnazione della tenerezza della famiglia.
Il vento non rompe mai un
albero che sa piegarsi (Tanzania).
Significa che un ragazzo ben educato
sin da piccolo saprà affrontare qualunque difficoltà della vita.
Il
bastone schiaccia l’osso, ma non schiaccia il difetto (Rwanda)
Per essere buona ed efficace l’educazione deve essere condotta con
dolcezza.
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