N° 10 | Ottobre 2007

 

Giochi da bambini... e non solo di Catharina Beretta

 

Si sente dire sempre più spesso che i bambini d’oggi non sanno più giocare, che non si divertono più e che si annoiano subito. Del resto in Italia, come in altri paesi occidentali, i bambini sono a dir poco soffocati da giochi sempre più tecnologici che quasi “giocano da soli” e che non lasciano spazio alla fantasia e alla creatività. Non solo, ma se prima si aspettavano le ricorrenze, come il Natale o il compleanno, per ricevere o fare un regalo, oggi capita sempre più spesso e nelle occasioni più disparate di accontentare i bambini con un gioco nuovo, e il più delle volte inutile!

Sembra che il giocattolo in sé abbia perso la sua vera funzione, e che ormai non sia altro che un oggetto attorno al quale il commercio rimette il suo interesse!

 

E allora, mi vengono in mente i bambini in Africa: loro non hanno playstation, barbie, lego, macchinine telecomandate... I bambini in Africa giocano con quello che trovano per strada o quello che la natura offre loro. Dalle gomme bucate delle automobili, le lattine, corde, tappi di bottiglia, fili di ferro, a conchiglie, sassi, rami e foglie, insomma qualsiasi cosa possa essere utilizzato, con un po’ di ingegno, per costruire un giocattolo. Nel riutilizzare e trasformare elementi già esistenti, i bambini danno sfogo a tutta la loro immaginazione e creatività: una scatola di sardine può diventare un’auto, i tappi delle bottiglie le ruote, e un bastone di legno può servire come manubrio!

Ma sbagliamo a credere che i bambini africani costruiscono i loro giocattoli solo per povertà, lo fanno anche per divertirsi, per regalarsi momenti di spensieratezza e felicità; se ne vanno trotterellando in giro per le strade, scalzi e con indumenti laceri, ma orgogliosi del loro camioncino fatto di filo di ferro e latta o del loro pallone di stracci legati insieme da una vecchia corda.

 

Poi ci sono i giochi di gruppo, alcuni dei quali ricordano quelli a cui giocavamo noi da piccoli: c’è una specie di nascondino, per fare un esempio, che al posto del muro come “tana” ha un barattolo, il quale, lanciato, deve essere preso da chi “sta sotto” e portato in un luogo stabilito. Poi la stessa persona comincia a cercare i compagni.

Per liberarsi bisogna andare accanto al barattolo senza essere visti da chi conta.

Ma il passatempo preferito dai ragazzi di ogni età rimane sicuramente il calcio! La sera, quando la calura del giorno lascia il posto ad un’aria più leggera, quando la scuola finisce o si rientra dal lavoro, ci si ritrova tutti al “campo” o sulla spiaggia e, divisi in squadre, si gioca fino al tramonto! Una volta abbiamo regalato delle scarpe da calcio portate dall’Italia (gentilmente omaggiate da un negozio di articoli sportivi), e abbiamo assistito alla partita di calcio più emozionante della nostra vita: i membri delle due squadre si erano divisi le scarpe, nel senso che alcuni bambini giocavano con al piede la scarpa destra, e altri con la scarpa sinistra!!!! Incredibile! Fantastico!

 

Curiosando tra i vari giochi e passatempi dei bambini africani (e non solo dei bambini!), abbiamo scoperto l’esistenza di una famiglia di “giochi da tavolo”, che ci ha molto affascinato.

Si chiamano giochi mancala e sono molto diffusi in Africa. A seconda delle regioni di appartenenza variano il nome, ma in generale la parola mancala deriva dall’arabo e letteralmente significa “spostare".

I mancala sono intagliati su un tavoliere piuttosto semplice, con una serie di buche solitamente dette case (o pozzi), suddivise in due o quattro file di pari lunghezza.

Il numero di case per fila è anch'esso variabile (nella maggior parte dei casi 6, 8, oppure 10). Talvolta alle estremità del tavoliere sono presenti buche più grandi dette granai, che vengono solitamente usate per riporvi i pezzi catturati (più avanti capirete in che senso). Il tavoliere può essere fatto di legno o di qualsiasi altro materiale, o addirittura essere realizzato scavando le buche nella sabbia.

Normalmente i pezzi sono costituiti da semi, in alternativa si possono usare legumi, pietre, piccole conchiglie o altri oggetti di dimensioni analoghe. I pezzi sono tutti uguali e vengono piazzati nelle case. Il modo in cui i pezzi sono sistemati inizialmente è estremamente variabile, e spesso non è neppure chiaro se la collocazione iniziale debba considerarsi parte delle regole del gioco o se i giocatori siano liberi di sceglierla a piacere.

Ogni giocatore possiede una o più file e può spostare i propri pezzi nell’ambito delle proprie file. I giocatori muovono a turno. La dinamica generale della mossa, che viene spesso detta semina, consiste nel prelevare tutti i pezzi presenti in una certa casa (di solito scelta fra quelle di proprietà del giocatore e occupate da un certo numero minimo di pezzi), e depositarli nelle case adiacenti, uno per casa.

Lo scopo generale della semina è di solito la cattura, ovvero l'acquisizione, o eliminazione dal gioco, di pezzi dell'avversario, e l’obbiettivo è ovviamente quello di catturare più pezzi dell'avversario.

Quando il gioco termina perché tutte le case di un giocatore sono vuote, si parla di carestia. Le caratteristiche del gioco, i materiali semplici usati per la sua costruzione, i semi usati come pedine, la terminologia ci fanno notare la similitudine con l’attività agricola e ci ricorda la semina e la carestia... Ecco perché nella cultura africana i mancala non solo forniscono un momento di aggregazione vero e proprio e di conoscenza reciproca (nonchè in alcune società uno strumento per insegnare l’aritmetica ai bambini), ma hanno soprattutto una valenza simbolica, sociale e talvolta religiosa, ad esempio di auspicio per un buon raccolto.

 

 

 

Il mancala

 

Masai - Mancala