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Giochi da bambini... e
non solo
di Catharina
Beretta
Si sente dire sempre più spesso che i bambini d’oggi non sanno
più giocare, che non si divertono più e che si annoiano subito. Del
resto in Italia, come in altri paesi occidentali, i bambini sono a dir
poco soffocati da giochi sempre più tecnologici che quasi “giocano da
soli” e che non lasciano spazio alla fantasia e alla creatività. Non
solo, ma se prima si aspettavano le ricorrenze, come il Natale o il
compleanno, per ricevere o fare un regalo, oggi capita sempre più spesso
e nelle occasioni più disparate di accontentare i bambini con un gioco
nuovo, e il più delle volte inutile!
Sembra che il giocattolo in sé
abbia perso la sua vera funzione, e che ormai non sia altro che un
oggetto attorno al quale il commercio rimette il suo interesse!
E
allora, mi vengono in mente i bambini in Africa: loro non hanno playstation, barbie, lego, macchinine telecomandate...
I bambini in Africa
giocano con quello che trovano per strada o quello che la natura offre
loro. Dalle gomme bucate delle automobili, le lattine, corde, tappi di
bottiglia, fili di ferro, a conchiglie, sassi, rami e foglie, insomma
qualsiasi cosa possa essere utilizzato, con un po’ di ingegno, per
costruire un giocattolo. Nel riutilizzare e trasformare elementi già
esistenti, i bambini danno sfogo a tutta la loro immaginazione e
creatività: una scatola di sardine può diventare un’auto, i tappi delle
bottiglie le ruote, e un bastone di legno può servire come manubrio!
Ma
sbagliamo a credere che i bambini africani costruiscono i loro
giocattoli solo per povertà, lo fanno anche per divertirsi, per
regalarsi momenti di spensieratezza e felicità; se ne vanno
trotterellando in giro per le strade, scalzi e con indumenti laceri, ma
orgogliosi del loro camioncino fatto di filo di ferro e latta o del loro
pallone di stracci legati insieme da una vecchia corda.
Poi ci sono i
giochi di gruppo, alcuni dei quali ricordano quelli a cui giocavamo noi
da piccoli: c’è una specie di nascondino, per fare un esempio, che al
posto del muro come “tana” ha un barattolo, il quale, lanciato, deve
essere preso da chi “sta sotto” e portato in un luogo stabilito. Poi la
stessa persona comincia a cercare i compagni.
Per liberarsi bisogna
andare accanto al barattolo senza essere visti da chi conta.
Ma il
passatempo preferito dai ragazzi di ogni età rimane sicuramente il
calcio! La sera, quando la calura del giorno lascia il posto ad un’aria
più leggera, quando la scuola finisce o si rientra dal lavoro, ci si
ritrova tutti al “campo” o sulla spiaggia e, divisi in squadre, si gioca
fino al tramonto! Una volta abbiamo regalato delle scarpe da calcio
portate dall’Italia (gentilmente omaggiate da un negozio di articoli
sportivi), e abbiamo assistito alla partita di calcio più emozionante
della nostra vita: i membri delle due squadre si erano divisi le scarpe,
nel senso che alcuni bambini giocavano con al piede la scarpa destra, e
altri con la scarpa sinistra!!!! Incredibile! Fantastico!
Curiosando tra
i vari giochi e passatempi dei bambini africani (e non solo dei
bambini!), abbiamo scoperto l’esistenza di una famiglia di “giochi da
tavolo”, che ci ha molto affascinato.
Si chiamano giochi mancala e sono
molto diffusi in Africa. A seconda delle regioni di appartenenza variano
il nome, ma in generale la parola mancala deriva dall’arabo e
letteralmente significa “spostare".
I mancala sono intagliati su un
tavoliere piuttosto semplice, con una serie di buche solitamente dette
case (o pozzi), suddivise in due o quattro file di pari lunghezza.
Il
numero di case per fila è anch'esso variabile (nella maggior parte dei
casi 6, 8, oppure 10). Talvolta alle estremità del tavoliere sono
presenti buche più grandi dette granai, che vengono solitamente usate
per riporvi i pezzi catturati (più avanti capirete in che senso). Il
tavoliere può essere fatto di legno o di qualsiasi altro materiale, o
addirittura essere realizzato scavando le buche nella sabbia.
Normalmente i pezzi sono costituiti da semi, in alternativa si possono
usare legumi, pietre, piccole conchiglie o altri oggetti di dimensioni
analoghe. I pezzi sono tutti uguali e vengono piazzati nelle case. Il
modo in cui i pezzi sono sistemati inizialmente è estremamente
variabile, e spesso non è neppure chiaro se la collocazione iniziale
debba considerarsi parte delle regole del gioco o se i giocatori siano
liberi di sceglierla a piacere.
Ogni giocatore possiede una o più file e
può spostare i propri pezzi nell’ambito delle proprie file. I giocatori
muovono a turno. La dinamica generale della mossa, che viene spesso
detta semina, consiste nel prelevare tutti i pezzi presenti in una certa
casa (di solito scelta fra quelle di proprietà del giocatore e occupate
da un certo numero minimo di pezzi), e depositarli nelle case adiacenti,
uno per casa.
Lo scopo generale della semina è di solito la cattura,
ovvero l'acquisizione, o eliminazione dal gioco, di pezzi
dell'avversario, e l’obbiettivo è ovviamente quello di catturare più
pezzi dell'avversario.
Quando il gioco termina perché tutte le case di
un giocatore sono vuote, si parla di carestia. Le caratteristiche del
gioco, i materiali semplici usati per la sua costruzione, i semi usati
come pedine, la terminologia ci fanno notare la similitudine con
l’attività agricola e ci ricorda la semina e la carestia... Ecco perché
nella cultura africana i mancala non solo forniscono un momento di
aggregazione vero e proprio e di conoscenza reciproca (nonchè in alcune
società uno strumento per insegnare l’aritmetica ai bambini), ma hanno
soprattutto una valenza simbolica, sociale e talvolta religiosa, ad
esempio di auspicio per un buon raccolto.
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Il mancala

Masai
- Mancala


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