N° 10 | Ottobre 2007

 

 

 

Il leone, la lepre e la iena di Catharina Beretta

 

Con questo nuovo magazine continuiamo a sostituire la rubrica delle ricette africane con la nuova, crediamo interessante, “finestra” sull’Africa: le fiabe! Le fiabe sono per molte culture un aspetto decisamente importante, che racconta della gente, delle tradizioni, del modo di affrontare la vita. Speriamo quindi che, esplorando con voi le fiabe africane, potremo darvi un nuovo modo di scoprire un po’ di più questa terra magica....

 

Le fiabe africane attribuiscono caratteristiche umane agli animali, che sono capaci di sentire, parlare e pensare come gli uomini, e spiegano molti aspetti della natura o della vita umana (malattia, morte, dolore...).

Spesso il finale è una vera e propria “spiegazione dell’ordine del mondo” (più vicina al mito che non al lieto fine!). Le fiabe hanno infatti la funzione pratica di spiegare i processi naturali, di comunicare le saggezze esistenziali, i divieti, i comportamenti e i valori etici fondamentali.

 

Questa fiaba, proveniente dal Kenya, racconta di una lepre ed una iena che si misurano in una gara d’astuzia, e ci offre non solo un insegnamento, ma ci rivela una leggenda legata all’aspetto fisico delle iene.

 

C’era una volta un leone di nome Simba che viveva in una caverna. In gioventù la solitudine non lo aveva preoccupato, ma non molto tempo prima dell’inizio di questa storia, si era fatto una così brutta ferita alla zampa che non era più in grado di procurarsi il cibo da solo. Finalmente cominciò a capire che la compagnia aveva i suoi vantaggi. Le cose gli sarebbero andate davvero male, se a Sunguru la Lepre non fosse capitato di passare, un giorno, dalla sua caverna. Guardando dentro, Sunguru capì che il leone stava morendo di fame. Subito cominciò a darsi da fare per l’amico malato e a dargli conforto. Grazie alle cure premurose della lepre, Simba riguadagnò poco a poco le forze, finché finalmente non stette abbastanza bene da catturare qualche preda per entrambi. Ben presto una bella pila di ossi cominciò ad accumularsi davanti all’ingresso della caverna del leone. Un giorno, Nyangau la Iena, mentre fiutava qua e là nella speranza di procacciarsi qualcosa per la cena, sentì un invitante profumo di midollo. Il fiuto la condusse alla caverna di Simba, ma poiché all’interno gli ossi erano bene in vista, essa non poté rubarli indisturbata. Essendo una codarda, come tutta la sua specie, decise che l’unico modo per impossessarsi di quei bocconcini prelibati, era quello di fare amicizia con Simba. E così si avvicinò lentamente all’ingresso della caverna e tossì.

<< Chi è che rovina la serata con questo orrendo gracchiare? >> chiese imperioso il leone, levandosi in piedi e preparandosi ad indagare su quel rumore.

<< Sono io, la tua amica Nyangau – balbettò la iena, perdendo un po’ di quel coraggio che aveva -Sono venuta a dirti quanto sei mancato a tutti noi animali, e come non vediamo l’ora che tu ti rimetta in salute! >>.

<< Bene, sparisci – ringhiò il leone -, perché a me pare che un’amica avrebbe dovuto informarsi della mia salute ben prima, invece di aspettare il momento in cui potrei tornarle nuovamente utile. Sparisci, ho detto! >>. La iena strisciò via rapidamente, la coda scarmigliata infilata tra le gambe storte, seguita dai risolini insolenti della lepre. Ma non riusciva a dimenticare la pila di ossi invitanti davanti all’entrata della caverna del leone.

<< Ci riproverò >>, decise la iena coriacea. Qualche giorno dopo fece ben attenzione a fare la sua visitina mentre la lepre si era allontanata in cerca di acqua per cuocere la cena. Trovò il leone che sonnecchiava davanti all’ingresso della caverna.

<< Amico mio – sorrise leziosa Nyangau -, ho ragione di credere che la tua ferita alla zampa faccia scarsi progressi a causa del trattamento sleale che stai ricevendo dalla tua cosiddetta amica Sunguru >>.

<< Cosa vuoi dire? – grugnì scostante il leone -. Devo ringraziare Sunguru se non sono morto di fame durante la fase peggiore della mia malattia, mentre tu e i tuoi compagni avete brillato per assenza! >>.

<< Comunque sia, quel che ti ho detto è vero – confidò la iena -. E’ risaputo da tutti qui in giro che Sunguru sta facendo alla tua ferita la cura sbagliata per impedirti di guarire. Difatti quando tu starai bene, lei perderà il suo posto di padrona di casa – una vita comoda per lei, non c’è che dire! Lascia che io ti dica, amico mio, che Sunguru non sta affatto agendo nel tuo interesse! >>.

In quel momento la lepre tornò dal fiume, con la zucca piena d’acqua.

<< Ma bene – disse rivolgendosi alla iena mentre poggiava per terra il suo carico, non mi aspettavo di vederti qui dopo la tua partenza frettolosa e ingloriosa dell’altro giorno. Dimmi un po’, cosa vuoi questa volta? >>.

Simba si rivolse alla lepre.

<< Ho ascoltato da Nyangau delle storie sul tuo conto – disse -. Dice che sei rinomata da queste parti per la tua abilità e la tua astuzia di dottore. Dice anche che le medicine che tu prescrivi sono imbattibili. Ma insiste nel dire che avresti potuto far guarire la mia ferita alla gamba già da un bel pezzo, se fosse stato nel tuo interesse. E’ vero? >>.

Sunguru riflettè un attimo. Sapeva di dover affrontare la situazione con cautela, poiché aveva il forte sospetto che Nyangau stesse cercando di imbrogliarla.

<< Beh – rispose esitante -, sì e no. Sai, io non sono che un piccolo animale e talvolta le medicine che mi servono sono molto grandi, e io non sono in grado i procurarmele – cosa che per esempio avviene nel tuo caso, buon Simba >>.

<< Cosa vuoi dire? >>, farfugliò il leone, mettendosi seduto e mostrandosi a un tratto interessato.

<< E’ semplice – replicò la lepre - quello che mi ci vorrebbe per farti guarire definitivamente è un pezzo della pelle del dorso di una iena adulta da mettere sulla tua ferita >>.

Sentito questo, il leone saltò addosso a Nyamgau prima ancora che la creatura frastornata avesse il tempo di scappare. Strappò una striscia di pelle dal dorso della povera idiota, dalla testa fino alla coda, e se la sbattè dritta sulla ferita alla zampa. Mentre la pelle si staccava dalla schiena della iena, i peli rimasti si stirarono e si drizzarono. Ancora oggi Nyangau e tutta la sua specie hanno dei peli lunghi e grossi dritti sulla criniera dei loro corpi sventurati.

Dopo questo episodio, la fama di Sunguru come dottore si sparse ovunque, poiché la ferita alla zampa di Simba guarì senza ulteriori problemi. Ma ciò avvenne molte settimane prima che la iena avesse il coraggio di farsi rivedere in pubblico.