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Il leone, la lepre e la iena
di Catharina
Beretta
Con questo nuovo magazine continuiamo a sostituire la rubrica
delle ricette africane con la nuova, crediamo interessante, “finestra”
sull’Africa: le fiabe! Le fiabe sono per molte culture un aspetto
decisamente importante, che racconta della gente, delle tradizioni, del
modo di affrontare la vita. Speriamo quindi che, esplorando con voi le
fiabe africane, potremo darvi un nuovo modo di scoprire un po’ di più
questa terra magica....
Le fiabe africane attribuiscono caratteristiche
umane agli animali, che sono capaci di sentire, parlare e pensare come
gli uomini, e spiegano molti aspetti della natura o della vita umana
(malattia, morte, dolore...).
Spesso il finale è una vera e propria
“spiegazione dell’ordine del mondo” (più vicina al mito che non al lieto
fine!). Le fiabe hanno infatti la funzione pratica di spiegare i
processi naturali, di comunicare le saggezze esistenziali, i divieti, i
comportamenti e i valori etici fondamentali.
Questa fiaba, proveniente
dal Kenya, racconta di una lepre ed una iena che si misurano in una gara
d’astuzia, e ci offre non solo un insegnamento, ma ci rivela una
leggenda legata all’aspetto fisico delle iene.
C’era una volta un leone
di nome Simba che viveva in una caverna. In gioventù la solitudine non
lo aveva preoccupato, ma non molto tempo prima dell’inizio di questa
storia, si era fatto una così brutta ferita alla zampa che non era più
in grado di procurarsi il cibo da solo. Finalmente cominciò a capire che
la compagnia aveva i suoi vantaggi. Le cose gli sarebbero andate davvero
male, se a Sunguru la Lepre non fosse capitato di passare, un giorno,
dalla sua caverna. Guardando dentro, Sunguru capì che il leone stava
morendo di fame. Subito cominciò a darsi da fare per l’amico malato e a
dargli conforto. Grazie alle cure premurose della lepre, Simba
riguadagnò poco a poco le forze, finché finalmente non stette abbastanza
bene da catturare qualche preda per entrambi. Ben presto una bella pila
di ossi cominciò ad accumularsi davanti all’ingresso della caverna del
leone. Un giorno, Nyangau la Iena, mentre fiutava qua e là nella
speranza di procacciarsi qualcosa per la cena, sentì un invitante
profumo di midollo. Il fiuto la condusse alla caverna di Simba, ma
poiché all’interno gli ossi erano bene in vista, essa non poté rubarli
indisturbata. Essendo una codarda, come tutta la sua specie, decise che
l’unico modo per impossessarsi di quei bocconcini prelibati, era quello
di fare amicizia con Simba. E così si avvicinò lentamente all’ingresso
della caverna e tossì.
<< Chi è che rovina la serata con questo orrendo
gracchiare? >> chiese imperioso il leone, levandosi in piedi e
preparandosi ad indagare su quel rumore.
<< Sono io, la tua amica Nyangau – balbettò la iena, perdendo un po’ di quel coraggio che aveva
-Sono venuta a dirti quanto sei mancato a tutti noi animali, e come non
vediamo l’ora che tu ti rimetta in salute! >>.
<< Bene, sparisci –
ringhiò il leone -, perché a me pare che un’amica avrebbe dovuto
informarsi della mia salute ben prima, invece di aspettare il momento in
cui potrei tornarle nuovamente utile. Sparisci, ho detto! >>. La iena
strisciò via rapidamente, la coda scarmigliata infilata tra le gambe
storte, seguita dai risolini insolenti della lepre. Ma non riusciva a
dimenticare la pila di ossi invitanti davanti all’entrata della caverna
del leone.
<< Ci riproverò >>, decise la iena coriacea. Qualche giorno
dopo fece ben attenzione a fare la sua visitina mentre la lepre si era
allontanata in cerca di acqua per cuocere la cena. Trovò il leone che
sonnecchiava davanti all’ingresso della caverna.
<< Amico mio – sorrise
leziosa Nyangau -, ho ragione di credere che la tua ferita alla zampa
faccia scarsi progressi a causa del trattamento sleale che stai
ricevendo dalla tua cosiddetta amica Sunguru >>.
<< Cosa vuoi dire? –
grugnì scostante il leone -. Devo ringraziare Sunguru se non sono morto
di fame durante la fase peggiore della mia malattia, mentre tu e i tuoi
compagni avete brillato per assenza! >>.
<< Comunque sia, quel che ti ho
detto è vero – confidò la iena -. E’ risaputo da tutti qui in giro che Sunguru sta facendo alla tua ferita la cura sbagliata per impedirti di
guarire. Difatti quando tu starai bene, lei perderà il suo posto di
padrona di casa – una vita comoda per lei, non c’è che dire! Lascia che
io ti dica, amico mio, che Sunguru non sta affatto agendo nel tuo
interesse! >>.
In quel momento la lepre tornò dal fiume, con la zucca
piena d’acqua.
<< Ma bene – disse rivolgendosi alla iena mentre poggiava
per terra il suo carico, non mi aspettavo di vederti qui dopo la tua
partenza frettolosa e ingloriosa dell’altro giorno. Dimmi un po’, cosa
vuoi questa volta? >>.
Simba si rivolse alla lepre.
<< Ho ascoltato da Nyangau delle storie sul tuo conto – disse -. Dice che sei rinomata da
queste parti per la tua abilità e la tua astuzia di dottore. Dice anche
che le medicine che tu prescrivi sono imbattibili. Ma insiste nel dire
che avresti potuto far guarire la mia ferita alla gamba già da un bel
pezzo, se fosse stato nel tuo interesse. E’ vero? >>.
Sunguru riflettè
un attimo. Sapeva di dover affrontare la situazione con cautela, poiché
aveva il forte sospetto che Nyangau stesse cercando di imbrogliarla.
<<
Beh – rispose esitante -, sì e no. Sai, io non sono che un piccolo
animale e talvolta le medicine che mi servono sono molto grandi, e io
non sono in grado i procurarmele – cosa che per esempio avviene nel tuo
caso, buon Simba >>.
<< Cosa vuoi dire? >>, farfugliò il leone,
mettendosi seduto e mostrandosi a un tratto interessato.
<< E’ semplice
– replicò la lepre - quello che mi ci vorrebbe per farti guarire
definitivamente è un pezzo della pelle del dorso di una iena adulta da
mettere sulla tua ferita >>.
Sentito questo, il leone saltò addosso a Nyamgau prima ancora che la creatura frastornata avesse il tempo di
scappare. Strappò una striscia di pelle dal dorso della povera idiota,
dalla testa fino alla coda, e se la sbattè dritta sulla ferita alla
zampa. Mentre la pelle si staccava dalla schiena della iena, i peli
rimasti si stirarono e si drizzarono. Ancora oggi Nyangau e tutta la sua
specie hanno dei peli lunghi e grossi dritti sulla criniera dei loro
corpi sventurati.
Dopo questo episodio, la fama di Sunguru come dottore
si sparse ovunque, poiché la ferita alla zampa di Simba guarì senza
ulteriori problemi. Ma ciò avvenne molte settimane prima che la iena
avesse il coraggio di farsi rivedere in pubblico.

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