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Il leone - La iena
di Joseph Ngala
Sono rientrato da pochi giorni in Italia. Ho trascorso due mesi
nella mia Africa, accompagnando i tanti italiani che anche quest’anno
hanno affollato il Kenya, le sue spiagge, le sue strade e i suoi
meravigliosi parchi, attraverso avventure indimenticabili ed emozioni da
raccontare. Io, che ormai programmo e realizzo i viaggi in Africa,
dovrei essere abituato ai panorami sorprendenti che la savana offre,
agli incontri inaspettati e affascinanti che regala la natura; e invece
ogni volta vivo il safari con stato d’animo nuovo e in una prospettiva
diversa, grazie anche alle persone che con me condividono questa
esperienza.
Pensando soprattutto a chi non ha ancora avuto modo di far
parte di questo meraviglioso mondo selvaggio, in ogni uscita del
magazine cerco in poche righe di raccontare qualcosa sugli animali
africani, da quelli più conosciuti, amati, come il leone per esempio, a
quelli più particolari e forse meno apprezzati, come la iena, ma che in
ogni caso ha tanti aspetti curiosi, interessanti e, perché no,
emozionanti!
Nell’opinione popolare, non solo europea, ma anche
africana, la iena è stata relegata al posto più basso e spregevole. E
senza dubbio la natura ha contribuito ad avvalorare questa convinzione!
La testa della iena è tozza e sproporzionata rispetto al resto del
corpo, il muso ottuso, la mascella poderosa e una dentatura potente che
hanno il ruolo fondamentale di strappare la carne e triturare le ossa;
gli occhi sono grandi e misteriosi, il collo rozzo e troppo lungo, il
ventre perennemente gonfio, la schiena scende dalla testa alle zampe
posteriori, che sono troppo corte e zoppicanti.
Il pelo non è
particolarmente lungo, solo sulla schiena si sviluppa in una folta e
ruvida criniera (niente a che vedere con quella del leone!) e sulla coda
con un buffo ciuffo scuro. A seconda della specie (maculata, bruna, o
striata), il mantello varia dal giallo scuro al rossastro con macchie
nere, dal bruno quasi completamente uniforme al grigio-giallognolo con
numerose strisce nere trasversali.
Anche l’odore di questo animale non è
particolarmente piacevole, in prossimità dell’ano, infatti, è presente
una grossa ghiandola che produce delle sostanze dall’odore molto forte
(quasi nauseante!) che si diffondono su tutto il corpo: queste
consentono il reciproco riconoscimento tra gli individui del medesimo
branco. Forse non tutti sanno che un tempo la iena si trovava anche in
alcune zone d’Europa e dell’Asia, ma che ora è possibile incontrarla
solo nei deserti africani e in alcune parti dell’India.
Nonostante
esteticamente la iena susciti disgusto e antipatia in chi la incontra,
il fascino che trasmettono le sue abitudini e il suo stile di vita, fa
si che molti ne siano incuriositi. L’occasione migliore per avvistare
una iena è in presenza di una carcassa. La iena infatti si può
tranquillamente considerare lo “spazzino”della savana, vista la
predilezione per le carogne. Eppure il 90 % dei bottini di una iena è
costituito da una preda cacciata (o spesso rubata!). La iena maculata,
ad esempio, è una formidabile cacciatrice che non teme neppure felini
pericolosi come il leone o il ghepardo. Spesso leoni e iene ingaggiano
lotte per il potere; a volte i leoni maschi deviano dal loro percorso
per attaccare e uccidere le matriarche dei gruppi di iene; da parte
loro, le iene sono i principali predatori di cuccioli di leone.
La
femmina di iena dimostra il suo carattere aggressivo e belligerante sin
dalla giovane età, quando aggredisce i fratelli. Alcuni studi hanno
sottolineato che questo particolare comportamento è dovuto alla presenza
di sostanze nel sangue (ormoni) simili a quelli che inducono il
comportamento aggressivo nel maschio. A proposito di questo vi rivelo
una piccola curiosità: questo comportamento aggressivo associato agli
evidenti organi sessuali femminili (simili a quelli del maschio), fino a
poco tempo fa aveva fatto credere che la iena fosse ermafrodita o che
comunque potesse cambiare sesso. Tesi che poi è stata smentita.
Il
carattere deciso e aggressivo delle femmine fa sì che all’interno di un
gruppo viga il matriarcato: i maschi non hanno alcuna voce in capitolo,
basta lo sguardo severo di una femmina (che tra l’altro anche
fisicamente è più grande del maschio) per mettere in fuga un qualsiasi
maschio! Addirittura, quando i maschi adulti, costretti ad abbandonare
il branco materno, cercano con estrema cautela e riservatezza di
inserirsi in un nuovo gruppo, devono attendere pazientemente un loro
segnale di consenso. Tra le femmine stesse si instaura un rapporto
gerarchico, evidenziando una netta dominanza di una femmina e delle sue
figlie rispetto agli altri componenti; spesso lo “scettro” di femmina
dominante passa di madre in figlia: questo perché la sua prole si
dimostra più aggressiva, più forte e meglio nutrita rispetto alle altre
figliate del gruppo.
La iena partorisce da uno a tre cuccioli,
relativamente già sviluppati alla nascita, all'interno di gallerie
scavate dalla madre, oppure occupando quelle di altre specie.
A volte
piccoli di femmine diverse convivono nella stessa tana, ma riconoscono
perfettamente la voce della madre e rispondono esclusivamente al suo
richiamo.
Nella cultura africana esistono innumerevoli storie e leggende
che hanno per protagonista la iena.
Il richiamo tipico delle iene, ad
esempio, ricorda una risata diabolica, e secondo la tradizione africana,
le iene sono in grado di imitare la voce umana e di chiamare per nome le
loro vittime.
La loro struttura storta e goffa, viene spiegata dalla
tradizione africana in un’altra nota leggenda, secondo la quale il
diavolo, nelle sue scorrerie notturne, cavalca una iena, ed è per questo
che l'animale trotta in maniera gobba e incerta, come se dovesse
sopportare un gran peso. In alcune tribù africane, infine, si dice che
anche le streghe siano in grado di cavalcare questi animali, se non
addirittura trasformarsi in essi!

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