N° 10 | Ottobre 2007

 

Il leone - La iena di Joseph Ngala

 

Sono rientrato da pochi giorni in Italia. Ho trascorso due mesi nella mia Africa, accompagnando i tanti italiani che anche quest’anno hanno affollato il Kenya, le sue spiagge, le sue strade e i suoi meravigliosi parchi, attraverso avventure indimenticabili ed emozioni da raccontare. Io, che ormai programmo e realizzo i viaggi in Africa, dovrei essere abituato ai panorami sorprendenti che la savana offre, agli incontri inaspettati e affascinanti che regala la natura; e invece ogni volta vivo il safari con stato d’animo nuovo e in una prospettiva diversa, grazie anche alle persone che con me condividono questa esperienza.

Pensando soprattutto a chi non ha ancora avuto modo di far parte di questo meraviglioso mondo selvaggio, in ogni uscita del magazine cerco in poche righe di raccontare qualcosa sugli animali africani, da quelli più conosciuti, amati, come il leone per esempio, a quelli più particolari e forse meno apprezzati, come la iena, ma che in ogni caso ha tanti aspetti curiosi, interessanti e, perché no, emozionanti!

 

Nell’opinione popolare, non solo europea, ma anche africana, la iena è stata relegata al posto più basso e spregevole. E senza dubbio la natura ha contribuito ad avvalorare questa convinzione!

La testa della iena è tozza e sproporzionata rispetto al resto del corpo, il muso ottuso, la mascella poderosa e una dentatura potente che hanno il ruolo fondamentale di strappare la carne e triturare le ossa; gli occhi sono grandi e misteriosi, il collo rozzo e troppo lungo, il ventre perennemente gonfio, la schiena scende dalla testa alle zampe posteriori, che sono troppo corte e zoppicanti.

Il pelo non è particolarmente lungo, solo sulla schiena si sviluppa in una folta e ruvida criniera (niente a che vedere con quella del leone!) e sulla coda con un buffo ciuffo scuro. A seconda della specie (maculata, bruna, o striata), il mantello varia dal giallo scuro al rossastro con macchie nere, dal bruno quasi completamente uniforme al grigio-giallognolo con numerose strisce nere trasversali.

Anche l’odore di questo animale non è particolarmente piacevole, in prossimità dell’ano, infatti, è presente una grossa ghiandola che produce delle sostanze dall’odore molto forte (quasi nauseante!) che si diffondono su tutto il corpo: queste consentono il reciproco riconoscimento tra gli individui del medesimo branco. Forse non tutti sanno che un tempo la iena si trovava anche in alcune zone d’Europa e dell’Asia, ma che ora è possibile incontrarla solo nei deserti africani e in alcune parti dell’India.

Nonostante esteticamente la iena susciti disgusto e antipatia in chi la incontra, il fascino che trasmettono le sue abitudini e il suo stile di vita, fa si che molti ne siano incuriositi. L’occasione migliore per avvistare una iena è in presenza di una carcassa. La iena infatti si può tranquillamente considerare lo “spazzino”della savana, vista la predilezione per le carogne. Eppure il 90 % dei bottini di una iena è costituito da una preda cacciata (o spesso rubata!). La iena maculata, ad esempio, è una formidabile cacciatrice che non teme neppure felini pericolosi come il leone o il ghepardo. Spesso leoni e iene ingaggiano lotte per il potere; a volte i leoni maschi deviano dal loro percorso per attaccare e uccidere le matriarche dei gruppi di iene; da parte loro, le iene sono i principali predatori di cuccioli di leone.

La femmina di iena dimostra il suo carattere aggressivo e belligerante sin dalla giovane età, quando aggredisce i fratelli. Alcuni studi hanno sottolineato che questo particolare comportamento è dovuto alla presenza di sostanze nel sangue (ormoni) simili a quelli che inducono il comportamento aggressivo nel maschio. A proposito di questo vi rivelo una piccola curiosità: questo comportamento aggressivo associato agli evidenti organi sessuali femminili (simili a quelli del maschio), fino a poco tempo fa aveva fatto credere che la iena fosse ermafrodita o che comunque potesse cambiare sesso. Tesi che poi è stata smentita.

Il carattere deciso e aggressivo delle femmine fa sì che all’interno di un gruppo viga il matriarcato: i maschi non hanno alcuna voce in capitolo, basta lo sguardo severo di una femmina (che tra l’altro anche fisicamente è più grande del maschio) per mettere in fuga un qualsiasi maschio! Addirittura, quando i maschi adulti, costretti ad abbandonare il branco materno, cercano con estrema cautela e riservatezza di inserirsi in un nuovo gruppo, devono attendere pazientemente un loro segnale di consenso. Tra le femmine stesse si instaura un rapporto gerarchico, evidenziando una netta dominanza di una femmina e delle sue figlie rispetto agli altri componenti; spesso lo “scettro” di femmina dominante passa di madre in figlia: questo perché la sua prole si dimostra più aggressiva, più forte e meglio nutrita rispetto alle altre figliate del gruppo.

La iena partorisce da uno a tre cuccioli, relativamente già sviluppati alla nascita, all'interno di gallerie scavate dalla madre, oppure occupando quelle di altre specie.

A volte piccoli di femmine diverse convivono nella stessa tana, ma riconoscono perfettamente la voce della madre e rispondono esclusivamente al suo richiamo.

 

Nella cultura africana esistono innumerevoli storie e leggende che hanno per protagonista la iena.

Il richiamo tipico delle iene, ad esempio, ricorda una risata diabolica, e secondo la tradizione africana, le iene sono in grado di imitare la voce umana e di chiamare per nome le loro vittime.

La loro struttura storta e goffa, viene spiegata dalla tradizione africana in un’altra nota leggenda, secondo la quale il diavolo, nelle sue scorrerie notturne, cavalca una iena, ed è per questo che l'animale trotta in maniera gobba e incerta, come se dovesse sopportare un gran peso. In alcune tribù africane, infine, si dice che anche le streghe siano in grado di cavalcare questi animali, se non addirittura trasformarsi in essi!