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Donna fedifraga, donna punita!
di Catharina
Beretta
L’Africa è un paese ricco di tradizioni, riti e leggende
tramandati oralmente di generazione in generazione, con lo scopo di
insegnare ai più giovani regole e comportamenti da tenere all’interno
della vita sociale e di mantenere vive antiche credenze.
Vorremmo fare
come quei vecchi nonni che, alla luce del fuoco, nelle sere africane
illuminate dalla luna, raccontano ai nipoti le storie, i riti, le
leggende, le favole della tradizione africana.
Ciò che vi racconteremo è tratto dai ricordi di Joseph, africano
purosangue, dalla sua famiglia e dai vecchi libri che abbiamo raccolto
nel corso dei nostri numerosi viaggi all’interno dell’Africa.
Alcune
immagini, invece, sono riprodotte dal libro “Africa: riti e tradizioni
di un continente”, scritto da Henning Christoph, Ute Ritz-Muller e Klaus
E. Muller, edizioni Konemann.
Nella vita sociale di una tribù africana l’adulterio è in assoluto
una delle trasgressioni più comuni, e in ogni caso comporta una grave
violazione del volere degli déi.
Normalmente se l’adulterio viene
commesso dall’uomo, le conseguenze non sono così pesanti come nel caso
di una donna (come ci si può facilmente aspettare dalla cultura
africana, risaputamene maschilista). L’uomo è infatti tenuto
semplicemente al pagamento di un risarcimento al marito tradito, e ad
offrire agli déi un sacrificio per placarne l’ira.
Ma ben diverso è il
trattamento che spetta alla donna!
Innanzi tutto non è necessario che l’adulterio si sia effettivamente
consumato, ma è sufficiente averlo sognato o desiderato...
In alcune tribù la donna colpevole di tradimento
viene obbligata a spogliarsi e attraversare il villaggio completamente
nuda per rendere noto a tutti gli abitanti della trasgressione commessa.
Essa viene inoltre costretta a svolgere per un giorno intero le faccende
quotidiane, lavare, cucinare, raccogliere la legna, tutto questo
completamente nuda.
In altre tribù le donne che sono infedeli al marito
vengono cosparse in tutto il corpo di polvere bianca e vengono vestite
con indumenti dello stesso colore, per simboleggiare la morte dalla
quale rinasceranno purificate dopo un lungo percorso d’espiazione
attraverso il villaggio al fine di poter rendere pubblica la punizione.
E ancora nelle tribù devote alla dea Mami Wata, si dice che le donne che
commettono adulterio (e viene considerato tale anche cucinare per un
altro uomo oltre al marito) vengano possedute dalla Dea, attraverso la
cui voce confessano l’infedeltà. Quindi anch’esse vengono sottoposte ad
una cerimonia di purificazione, che consiste in un bagno rituale nei
pressi di un luogo sacro.
Quando abbiamo chiesto ad alcuni uomini africani che cosa accade,
invece, se un uomo tradisce la propria moglie, ci siamo sentiti
rispondere: “un uomo africano non tradisce la moglie… se vuole un’altra
donna se la sposa (in Africa è ancora concessa la poligamia)!”.
Oggi nelle città o nelle periferie, dove le strutture famigliari ed
economiche stanno cambiando, anche gli antichi culti si stanno
modificando, ciò nonostante la loro funzione era quella di poter
garantire all’interno della società tribale la moralità e l’ordine. La
scomparsa di queste tradizioni tra i giovani, oggi, sta progressivamente
portando ad un maggiore lassismo morale. La “funzione” di questi antichi
riti, pertanto, si rivela di vitale importanze nella società africana.
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