N° 1 | Marzo 2006

 

Donna fedifraga, donna punita! di Catharina Beretta

 

L’Africa è un paese ricco di tradizioni, riti e leggende tramandati oralmente di generazione in generazione, con lo scopo di insegnare ai più giovani regole e comportamenti da tenere all’interno della vita sociale e di mantenere vive antiche credenze.

Vorremmo fare come quei vecchi nonni che, alla luce del fuoco, nelle sere africane illuminate dalla luna, raccontano ai nipoti le storie, i riti, le leggende, le favole della tradizione africana.

 

Ciò che vi racconteremo è tratto dai ricordi di Joseph, africano purosangue, dalla sua famiglia e dai vecchi libri che abbiamo raccolto nel corso dei nostri numerosi viaggi all’interno dell’Africa.

Alcune immagini, invece, sono riprodotte dal libro “Africa: riti e tradizioni di un continente”, scritto da Henning Christoph, Ute Ritz-Muller e Klaus E. Muller, edizioni Konemann.

 

Nella vita sociale di una tribù africana l’adulterio è in assoluto una delle trasgressioni più comuni, e in ogni caso comporta una grave violazione del volere degli déi.

Normalmente se l’adulterio viene commesso dall’uomo, le conseguenze non sono così pesanti come nel caso di una donna (come ci si può facilmente aspettare dalla cultura africana, risaputamene maschilista). L’uomo è infatti tenuto semplicemente al pagamento di un risarcimento al marito tradito, e ad offrire agli déi un sacrificio per placarne l’ira.

Ma ben diverso è il trattamento che spetta alla donna!

Innanzi tutto non è necessario che l’adulterio si sia effettivamente consumato, ma è sufficiente averlo sognato o desiderato...

In alcune tribù la donna colpevole di tradimento viene obbligata a spogliarsi e attraversare il villaggio completamente nuda per rendere noto a tutti gli abitanti della trasgressione commessa. Essa viene inoltre costretta a svolgere per un giorno intero le faccende quotidiane, lavare, cucinare, raccogliere la legna, tutto questo completamente nuda.

In altre tribù le donne che sono infedeli al marito vengono cosparse in tutto il corpo di polvere bianca e vengono vestite con indumenti dello stesso colore, per simboleggiare la morte dalla quale rinasceranno purificate dopo un lungo percorso d’espiazione attraverso il villaggio al fine di poter rendere pubblica la punizione.

E ancora nelle tribù devote alla dea Mami Wata, si dice che le donne che commettono adulterio (e viene considerato tale anche cucinare per un altro uomo oltre al marito) vengano possedute dalla Dea, attraverso la cui voce confessano l’infedeltà. Quindi anch’esse vengono sottoposte ad una cerimonia di purificazione, che consiste in un bagno rituale nei pressi di un luogo sacro.

Quando abbiamo chiesto ad alcuni uomini africani che cosa accade, invece, se un uomo tradisce la propria moglie, ci siamo sentiti rispondere: “un uomo africano non tradisce la moglie… se vuole un’altra donna se la sposa (in Africa è ancora concessa la poligamia)!”.

Oggi nelle città o nelle periferie, dove le strutture famigliari ed economiche stanno cambiando, anche gli antichi culti si stanno modificando, ciò nonostante la loro funzione era quella di poter garantire all’interno della società tribale la moralità e l’ordine. La scomparsa di queste tradizioni tra i giovani, oggi, sta progressivamente portando ad un maggiore lassismo morale. La “funzione” di questi antichi riti, pertanto, si rivela di vitale importanze nella società africana.