N° 1 | Marzo 2006

 

L'elefante di Joseph Ngala

 

In dieci anni e più di safari, posso dire con ragionevolezza di aver visto migliaia di elefanti. Gli elefanti “rossi” dello Tsavo, gli elefanti che vagano tra i baobab del Tarangire, gli elefanti selvaggi delle riserve private,… e con altrettanza ragionevolezza vi posso dire che l’elefante è, indiscutibilmente, l’animale più sorprendente! La mole imponente contribuisce a renderlo possibile, ed ogni turista, quando avvista un elefante, non può non aprire la bocca e sbarrare gli occhi.

 

Caratteristiche

L’elefante africano è, come vi ho accennato e come certo saprete, l’animale più grande ed imponente in cui possiamo imbatterci durante un safari in Africa: con i suoi 3 mt di lunghezza e le 6 tonnellate di peso domina letteralmente l’intera savana. L’incontro con un branco di elefanti è molto frequente durante i safari all’interno dei parchi, essendo essenzialmente animali pacifici che vivono tranquillamente a contatto con altre specie, anche perché in natura non hanno predatori dai quali nascondersi. Le caratteristiche fisiche che immediatamente balzano agli occhi sono sicuramente le loro orecchie sproporzionate, la lunga e sinuosa proboscide e le bianche zanne.

Forse non sapete che le orecchie sono così sviluppate non solo per favorire l’udito, ma anche per comunicare, per scacciare le mosche e per disperdere calore

(sono infatti percorse da numerosi vasi sanguigni che sostituiscono le funzioni delle ghiandole sudoripare). Le zanne corrispondono agli incisivi superiori e insieme agli altri denti possono essere cambiati fino a sei volte nel corso della vita di un elefante!

Ed eccovi subito una curiosità: orecchie e zanne possono essere utilizzate per calcolare l’età di un elefante, contando i cerchi che si formano all’interno del padiglione auricolare o pesando tutti i denti. Un elefante può arrivare ben oltre i 60 anni d’età! La proboscide è un organo molto forte, flessibile e sensibile, costituito da più di 40.000 muscoli, e viene impiegato dagli elefanti per bere, mangiare, respirare, comunicare. A tal proposito mi sembra divertente trascrivere una leggenda che viene tramandata tra le tribù africane, tra cui la mia, dei Giriama, e viene raccontata ai bambini per “spiegare” loro come mai gli elefanti hanno una proboscide così lunga…

…Tanto tempo fa, quando gli animali della savana vivevano liberi e l’elefante aveva ancora un naso piccolo, a causa del caldo insopportabile e della scarsità d’acqua disponibile, gli animali decisero tutti insieme di unirsi e creare un’unica pozza d’acqua alla quale ci si poteva abbeverare. Vennero stabiliti dei turni da rispettare perché tutti potessero dissetarsi. Si stabilì che il coccodrillo, visto che passava gran parte del tempo in acqua, fosse il guardiano della pozza. Tutti gli animali furono d’accordo.

Ma i primi problemi sorsero quando l’elefante iniziò ad utilizzare l’acqua anche per lavarsi e rinfrescarsi, sporcando in questo modo la pozza.

Le lamentele furono generali, ma l’elefante non volle sentire ragioni e prepotentemente continuò con i suoi bagni giornalieri. Avvenne pertanto che un giorno, mentre egli si abbeverava, ma completamente immerso nell’acqua,

il coccodrillo arrivò silenziosamente e prese l’elefante per il naso, scuotendolo e tirandolo con forza. Dopo una lunga “battaglia” l’elefante riuscì a liberarsi e a scappare dalla pozza, ma da quel giorno si dice che il naso gli sia rimasto lungo e sproporzionato…

 

Abitudini

Probabilmente non sapete che l’elefante è molto di più di un colosso africano che popola le aride savane o le vaste praterie! Un tempo gli elefanti vivevano in vasti spazi aperti, organizzati in gruppi nomadi che percorrevano centinaia di chilometri alla ricerca di cibo e acqua. Oggi purtroppo è un animale in via d’estinzione,

a causa non solo di secoli di bracconaggio, ma anche a causa del clima sempre più arido e alla progressiva desertificazione. Tuttavia la sua vita sociale è rimasta molto intensa e complessa. Quando ci imbattiamo in branchi di elefanti, e succede di frequente, è facile notare che sono costituiti anche da 20 individui, giovani e anziani insieme. I branchi sono di stampo matriarcale (cosa strana, in Africa!), ossia guidati dalla femmina più anziana, che decide dove andare, quando fermarsi e di cosa nutrirsi. Le femmine vivono con i piccoli, con i quali hanno un atteggiamento molto affettuoso e protettivo (mi capita spesso di incontrare una femmina che accarezza delicatamente il suo piccolo con la proboscide o lo affianca premurosa durante le lunghe traversate, e vi garantisco che assistere a queste scene è davvero emozionante), mentre i maschi adulti conducono una vita indipendente e si uniscono al resto del branco seguendo i cicli delle piogge, in occasione della riproduzione.

Gli elefanti hanno diversi modi di comunicare tra di loro. All’interno del branco,

ma soprattutto a lunghe distanze, si servono di suoni impercettibili all’orecchio umano (ultrasuoni), o emettono vibrazioni con le loro possenti zampe sul terreno per localizzare gli individui della stessa famiglia, per segnalare la morte di un compagno, per indicare la presenza d’acqua, per avvertire di un pericolo. Utilizzano anche il loro corpo per esprimere stati d’animo di gioia, paura, aggressività.

Quando il gruppo si sente minacciato, ad esempio dall’avvicinarsi di una jeep, si unisce racchiudendo all’interno gli individui più piccoli e deboli, per difenderli, mentre gli adulti alzano la proboscide, allargano le orecchie ed emettono profondi barriti in atteggiamento intimidatorio, pronti ad un’eventuale carica. Più volte, avvicinandoci con una jeep ad un branco di elefanti all’interno del quale siano presenti dei cuccioli, dobbiamo fare attenzione a non insinuare negli adulti il dubbio che i piccoli siano in pericolo: infatti subito i cuccioli vengono circondati dai grandi, protetti, e noi veniamo scrutati con attenzione, pronti a diventare, in un attimo, nemici! Sembra incredibile, vista la mole e il peso, ma correndo gli elefanti possono raggiungere anche una velocità di 40 km/h! Se osservate gli elefanti vi accorgerete che la loro occupazione preferita è mangiare: essi si cibano di ogni sorta di vegetale, erba, fogliame, corteccia, semi e frutta e viste le enormi quantità che ingeriscono giornalmente (fino a 500 kg!), passano anche 18 ore al giorno a mangiare. Il pasto,

che è accompagnato da 100 litri d’acqua bevuti anche in una sola volta, è così abbondante perché la metà del pasto non viene digerito e quindi assimilato,

ma direttamente …espulso!

 

Forse non tutti sanno che…

Sto per raccontarvi una curiosità che, sono certo, i libri “dimenticano” di trascrivere, ma che è emblematica di come la natura, a volte, sia buffa e strana.

Vi sembrerà incredibile, ma gli animali che davvero sono pericolosi per gli elefanti,

e che possono provocarne la morte, sono le api e le rane. Quando gli elefanti vanno alla ricerca di cibo, rovistando tra arbusti e cespugli, possono infatti essere punti sulla proboscide da un’ape, che provoca il gonfiore di quest’ultima al punto da impedire all’elefante non solo di mangiare o bere, ma anche di respirare.

Nella tribù dei Giriama è diventato famoso un cacciatore che utilizzava come strumento di caccia le api stesse: ponendo infatti delle ananas (di cui sono ghiotti gli elefanti) a terra, che a loro volta avrebbero attirato le api, attendeva che l’elefante sfortunato, attirato dall’ananas e punto da un’ape, si accasciasse a terra, morto.

A quel punto gli prelevava il fegato, risaputo “trofeo d’amore”, per portarlo in dono alla sua donna. Altrettanto pericoloso può essere per un elefante ingerire accidentalmente una rana mentre si abbevera in una pozza d’acqua.

Essendo un erbivoro, infatti, il suo stomaco non è in grado di digerire carne, e ne viene gravemente lesionato. Per questo motivo si vedono spesso gli elefanti che devono immersi all’interno della pozza d’acqua, il più lontano possibile dalle rive fangose e piene di rane. Certo è che potrei stare ore e ore a parlarvi di quanto incredibile sia l’elefante, di quanto sia emozionante avvistarlo in un branco,

con i cuccioli, e stare per molto tempo a guardarne i comportamenti e gli atteggiamenti. Ma i miei racconti non potranno mai darvi quelle emozioni che avrete vivendo in prima persona la savana e i suoi incredibili ritmi.

Vi auguro con tutto il cuore di potervi riempire gli occhi e il cuore con le emozioni di un safari!