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L'elefante
di Joseph Ngala
In dieci anni e più di safari, posso dire con ragionevolezza
di aver visto migliaia di elefanti. Gli elefanti “rossi” dello Tsavo,
gli elefanti che vagano tra i baobab del Tarangire, gli elefanti
selvaggi delle riserve private,… e con altrettanza ragionevolezza vi
posso dire che l’elefante è, indiscutibilmente, l’animale più
sorprendente! La mole imponente contribuisce a renderlo possibile, ed
ogni turista, quando avvista un elefante, non può non aprire la bocca e
sbarrare gli occhi.
Caratteristiche
L’elefante africano è, come vi ho
accennato e come certo saprete, l’animale più grande ed imponente in cui
possiamo imbatterci durante un safari in Africa: con i suoi 3 mt di
lunghezza e le 6 tonnellate di peso domina letteralmente l’intera
savana. L’incontro con un branco di elefanti è molto frequente durante i
safari all’interno dei parchi, essendo essenzialmente animali pacifici
che vivono tranquillamente a contatto con altre specie, anche perché in
natura non hanno predatori dai quali nascondersi. Le caratteristiche
fisiche che immediatamente balzano agli occhi sono sicuramente le loro
orecchie sproporzionate, la lunga e sinuosa proboscide e le bianche
zanne.
Forse non sapete che le orecchie sono così sviluppate non solo per
favorire l’udito, ma anche per comunicare, per scacciare le mosche e per
disperdere calore
(sono infatti percorse da numerosi vasi sanguigni che sostituiscono le
funzioni delle ghiandole sudoripare). Le zanne corrispondono agli
incisivi superiori e insieme agli altri denti possono essere cambiati
fino a sei volte nel corso della vita di un elefante!
Ed eccovi subito una curiosità: orecchie e zanne possono essere utilizzate
per calcolare l’età di un elefante, contando i cerchi che si formano
all’interno del padiglione auricolare o pesando tutti i denti. Un
elefante può arrivare ben oltre i 60 anni d’età! La proboscide è un
organo molto forte, flessibile e sensibile, costituito da più di 40.000
muscoli, e viene impiegato dagli elefanti per bere, mangiare, respirare,
comunicare. A tal proposito mi sembra divertente trascrivere una
leggenda che viene tramandata tra le tribù africane, tra cui la mia, dei
Giriama, e viene raccontata ai bambini per “spiegare” loro come mai gli
elefanti hanno una proboscide così lunga…
…Tanto tempo fa, quando gli animali della savana vivevano liberi e
l’elefante aveva ancora un naso piccolo, a causa del caldo
insopportabile e della scarsità d’acqua disponibile, gli animali
decisero tutti insieme di unirsi e creare un’unica pozza d’acqua alla
quale ci si poteva abbeverare. Vennero stabiliti dei turni da rispettare
perché tutti potessero dissetarsi. Si stabilì che il coccodrillo, visto
che passava gran parte del tempo in acqua, fosse il guardiano della
pozza. Tutti gli animali furono d’accordo.
Ma i primi problemi sorsero quando l’elefante iniziò ad utilizzare
l’acqua anche per lavarsi e rinfrescarsi, sporcando in questo modo la
pozza.
Le lamentele furono generali, ma l’elefante non volle sentire ragioni e
prepotentemente continuò con i suoi bagni giornalieri. Avvenne pertanto
che un giorno, mentre egli si abbeverava, ma completamente immerso
nell’acqua,
il coccodrillo arrivò silenziosamente e prese l’elefante per il naso,
scuotendolo e tirandolo con forza. Dopo una lunga “battaglia” l’elefante
riuscì a liberarsi e a scappare dalla pozza, ma da quel giorno si dice
che il naso gli sia rimasto lungo e sproporzionato…
Abitudini
Probabilmente non sapete che l’elefante è
molto di più di un colosso africano che popola le aride savane o le
vaste praterie! Un tempo gli elefanti vivevano in vasti spazi aperti,
organizzati in gruppi nomadi che percorrevano centinaia di chilometri
alla ricerca di cibo e acqua. Oggi purtroppo è un animale in via
d’estinzione,
a causa non solo di secoli di bracconaggio, ma anche a
causa del clima sempre più arido e alla progressiva desertificazione.
Tuttavia la sua vita sociale è rimasta molto intensa e complessa. Quando
ci imbattiamo in branchi di elefanti, e succede di frequente, è facile
notare che sono costituiti anche da 20 individui, giovani e anziani
insieme. I branchi sono di stampo matriarcale (cosa strana, in Africa!),
ossia guidati dalla femmina più anziana, che decide dove andare, quando
fermarsi e di cosa nutrirsi. Le femmine vivono con i piccoli, con i
quali hanno un atteggiamento molto affettuoso e protettivo (mi capita
spesso di incontrare una femmina che accarezza delicatamente il suo
piccolo con la proboscide o lo affianca premurosa durante le lunghe
traversate, e vi garantisco che assistere a queste scene è davvero
emozionante), mentre i maschi adulti conducono una vita indipendente e
si uniscono al resto del branco seguendo i cicli delle piogge, in
occasione della riproduzione.
Gli elefanti hanno diversi modi di comunicare tra di loro. All’interno
del branco,
ma soprattutto a lunghe distanze, si servono di suoni impercettibili
all’orecchio umano (ultrasuoni), o emettono vibrazioni con le loro
possenti zampe sul terreno per localizzare gli individui della stessa
famiglia, per segnalare la morte di un compagno, per indicare la
presenza d’acqua, per avvertire di un pericolo. Utilizzano anche il loro
corpo per esprimere stati d’animo di gioia, paura, aggressività.
Quando il gruppo si sente minacciato, ad esempio dall’avvicinarsi di una
jeep, si unisce racchiudendo all’interno gli individui più piccoli e
deboli, per difenderli, mentre gli adulti alzano la proboscide,
allargano le orecchie ed emettono profondi barriti in atteggiamento
intimidatorio, pronti ad un’eventuale carica. Più volte, avvicinandoci
con una jeep ad un branco di elefanti all’interno del quale siano
presenti dei cuccioli, dobbiamo fare attenzione a non insinuare negli
adulti il dubbio che i piccoli siano in pericolo: infatti subito i
cuccioli vengono circondati dai grandi, protetti, e noi veniamo scrutati
con attenzione, pronti a diventare, in un attimo, nemici! Sembra
incredibile, vista la mole e il peso, ma correndo gli elefanti possono
raggiungere anche una velocità di 40 km/h! Se osservate gli elefanti vi
accorgerete che la loro occupazione preferita è mangiare: essi si cibano
di ogni sorta di vegetale, erba, fogliame, corteccia, semi e frutta e
viste le enormi quantità che ingeriscono giornalmente (fino a 500 kg!),
passano anche 18 ore al giorno a mangiare. Il pasto,
che è accompagnato da 100 litri d’acqua bevuti anche in una sola volta,
è così abbondante perché la metà del pasto non viene digerito e quindi
assimilato,
ma direttamente …espulso!
Forse non tutti sanno che…
Sto per raccontarvi una curiosità
che, sono certo, i libri “dimenticano” di trascrivere, ma che è
emblematica di come la natura, a volte, sia buffa e strana.
Vi sembrerà incredibile, ma gli animali che davvero sono pericolosi per
gli elefanti,
e che possono provocarne la morte, sono le api e le rane. Quando gli
elefanti vanno alla ricerca di cibo, rovistando tra arbusti e cespugli,
possono infatti essere punti sulla proboscide da un’ape, che provoca il
gonfiore di quest’ultima al punto da impedire all’elefante non solo di
mangiare o bere, ma anche di respirare.
Nella tribù dei Giriama è diventato famoso un cacciatore che utilizzava
come strumento di caccia le api stesse: ponendo infatti delle ananas (di
cui sono ghiotti gli elefanti) a terra, che a loro volta avrebbero
attirato le api, attendeva che l’elefante sfortunato, attirato
dall’ananas e punto da un’ape, si accasciasse a terra, morto.
A quel punto gli prelevava il fegato, risaputo “trofeo d’amore”, per
portarlo in dono alla sua donna. Altrettanto pericoloso può essere per
un elefante ingerire accidentalmente una rana mentre si abbevera in una
pozza d’acqua.
Essendo un erbivoro, infatti, il suo stomaco non è in grado di digerire
carne, e ne viene gravemente lesionato. Per questo motivo si vedono
spesso gli elefanti che devono immersi all’interno della pozza d’acqua,
il più lontano possibile dalle rive fangose e piene di rane. Certo è che
potrei stare ore e ore a parlarvi di quanto incredibile sia l’elefante,
di quanto sia emozionante avvistarlo in un branco,
con i cuccioli, e stare per molto tempo a guardarne i comportamenti e
gli atteggiamenti. Ma i miei racconti non potranno mai darvi quelle
emozioni che avrete vivendo in prima persona la savana e i suoi
incredibili ritmi.
Vi auguro con tutto il cuore di potervi riempire gli occhi e il cuore
con le emozioni di un safari!

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